Lo strano caso del dottor Bubbico e di mister Bibbibo

di Claudio Galante
Ancora oggi c’è poca chiarezza sui finanziamenti del progetto ‘Baco da seta a Montescaglioso’, portato avanti dal sottosegretario lucano

Il percorso politico dell’arch. Filippo Bubbico già sindaco di Montescaglioso, Assessore Regionale alla Sanità, Presidente delle Giunta Regionale e Presidente del Consiglio Regionale, si è concluso (per ora) a Roma, nel cuore del governo italiano: Sottosegretario al Ministero per le Attività Economiche. Tutto cominciò, o perlomeno trovò impulso significativo, in un progetto finanziato con fondi europei e, guarda caso, il senatore Bubbico oggi ha l’incarico specifico di sottosegretario alle attività economiche.

Questo argomento è già saltato fuori circa un anno fa, con interessamento anche dei Radicali Lucani, ma ancora oggi chiarimenti significativi in merito non sono arrivati. Ma veniamo con ordine. “Il baco da seta sbarca a Montescaglioso”, titolo roboante che, forse, qualcuno avrà letto sulla stampa di qualche anno fa.

Protagonisti dell’ambizioso progetto due Consorzi: Consorzio Seta Basilicata, presieduto all’epoca da Filippo Bubbico da Montescaglioso, e Consorzio Seta Italia, presieduto all’epoca da Filippo Bibbibo, sempre di Montescaglioso. I due lucani, insieme con altri lucani, campani, calabresi, sardi e molisani, erano certi di avviare una fiorente industria della seta made in Italy. Il progetto venne finanziato con cospicui fondi europei e presentato in pompa magna. L’allora emergente uomo del PCIPDs, Filippo Bubbico dovette crederci convintamente. Coinvolse parenti ed amici stretti nell’intrapresa e si mise a capo del Consorzio Seta Basilicata. Un suo strettissimo parente o, comunque, intimo amico, Filippo Bibbibo, sempre di Montescaglioso, divenne presidente del Consorzio Seta Italia, Società di Consorzi finanziata dai fondi europei. Sempre a motivo della profonda “fede” nel baco, Filippo Bubbico fece in modo che i suoi sodali dello Studio Tecnico Architetti Bubbico, approfondissero adeguatamente le problematiche relative all’allevamento dei bachi da seta, gelseti compresi. E’ il caso di dire che gli allievi superarono i maestri, tanto che per le prime attività di progettazione, su 90 milioni di progetti eseguiti dall’agronomo per i soci del Consorzio Seta Basilicata, ben il 70% furono stornati allo studio Bubbico con regolare fattura. Anche nel Consorzio Seta Italia si avviò una intensa fase di progettazioni, curata dalla Cooperativa Geproter di Napoli il cui Presidente, Dr. Andrea Freschi, verrà poi “chiamato” da Bubbico in Basilicata diventando dirigente negli Uffici di Via Anzio. Ma torniamo al baco da seta ed ai “suoi” consorzi. In Basilicata si procedette rapidamente: progetti, realizzazione e collaudi. Poi, con qualche fatica e ritardo, arrivarono i finanziamenti. E la seta? Strano a dirsi ma, forse per il tempo trascorso, girando per le campagne dei lucani consorziati nel CO.SE.BA., non si vedono molte tracce delle strutture e dei gelseti collaudati e finanziati e, sarà una nostra impressione, ma non c’è il clima adatto per fare domande. Il contadino lucano ha un carattere riservato e non è consigliabile violare le riserve che non scioglie spontaneamente. Proviamo a contattare i funzionari regionali che parteciparono alle operazioni di collaudo. Qualcuno dei più informati ci dice che il collaudo sarebbe avvenuto solo sulla carta, “sa, quando c’è la fiducia si risparmia un sacco di tempo”. Ma non riusciamo a parlare con i diretti protagonisti, oggi hanno fatto carriera e sono più difficili da raggiungere. Non siamo più fortunati nemmeno con i dati ufficiali, quelli disponibili presso la Camera di Commercio. I due Consorzi paiono non presentare il bilancio da diversi anni e gli ultimi bilanci depositati, circa dieci anni or sono, appaiono piuttosto, come dire, ermetici. Resta ancora la possibilità di intervistare il Presidente del Consorzio Seta Italia, quello del CO.SE.BA. era certamente troppo preso dalla campagna elettorale che lo vedeva capolista al senato per i DS. Così ci rechiamo a Montescaglioso alla ricerca di Filippo Bibbibo. La gente semplice che incontriamo sorride: Filippo Bibbibo? Non può essere, sarà Bubbico! U’ Pr’sdent. Ma no, ma no, ci affrettiamo a precisare. Legga qui (sul certificato camerale) è scritto proprio Bibbibo, Filippo Bibbibo. E allora non lo conosco, nessuno lo conosce. Stai a vedere che si tratta di un banale errore di trascrizione di qualche impiegato maldestro. In questo caso dovremo sperare che gli attesi impegni di governo lascino a Bubbico qualche spiraglio di tempo per raccontarci come andò e quale fine hanno fatto i miliardi europei sbarcati, quelli sì, a Montescaglioso per far nascere l’industria della seta. Ma di questo finanziamento europeo, qualcuno ha chiesto conto? Qualcuno ha reso conto finora? Possibile che nessuno si chieda come sono stati investiti i soldi pubblici? Un PM in servizio presso la Procura della Repubblica di Matera ha visto le fatture emesse da un agronomo al CO.SE.BA e le fatture emesse dallo Studio degli Architetti Bubbico all’agronomo, ha letto atti e dichiarazioni e poi? Non è dato sapere. L’unico baco molto diffuso in Basilicata, endemico a Montescaglioso, è il baco della politica. Come il suo omonimo cinese, produce filamenti idonei a tessere tele leggerissime e impalpabili, a volte invisibili ad occhio nudo ma costosissime. Così costose che solo pochi possono permettersi di indossarle, magari sotto abiti normali, da bravi governatori o da sottosegretari magari proprio con specifica delega ai fondi per il mezzogiorno. Così il pacifico baco da seta subisce la mutazione tipica dei nostri disgraziati tempi e diventa il baco-tarlo. Animale temibile non ancora classificato compiutamente. Si sa che vive nei fondi pubblici, europei e non. Riempie di gallerie, svuotandoli dall’interno, gli enormi cumuli di finanziamenti indirizzati alle cosiddette “attività produttive” lasciandone l’apparenza intatta. Occorre una certa maestria nell’operare e si richiede la competenza di maestri muratori e provati architetti, magari nostrani, ma comunque amanti dell’Universalità. È un percorso che si compie per gradi, passo dopo passo. Ma ogni conquista accresce un po’ di più la conoscenza e tanto basti. Noi rimaniamo in attesa fiduciosa di repliche. Chiarificatorie, se possibile.