Vorremmo, però, sommessamente dire a Mons. Bagnasco, non prima di avergli espresso la nostra comprensione e solidarietà, che l’intolleranza non è dalla parte del laicismo e dell’anticlericalismo, del nostro illuminismo e del nostro relativismo di cui siamo orgogliosi. L’anticlericalismo è solo una comprensibile reazione alla pretesa clericale di imporre a tutti la propria concezione della morale e della ragione, la propria volontà di condizionare l’autonomia, su questi temi, dello Stato e del Parlamento.
E sempre sommessamente vorremmo aggiungere, Monsignore, che se quelle scritte e quelle minacce sono da condannare e da respingere, anche alcune sue recenti affermazioni sui Dico, accusati di aprire la porta all’incesto e alla pedofilia, sono state quanto meno improvvide per non dire scriteriate e incivili.
La Cei ha scelto, per celebrare il cosiddetto Family day, la data del 12 maggio, proprio la ricorrenza della vittoria laica sul divorzio. Quella data è stata scelta per perseguire, su tutti i piani, un tentativo di rivincita: una rivincita politica prima che culturale ed etica contro l’Italia laica dell’ultimo trentennio, infinitamente più tollerante e civile di quella dei decenni precedenti.
Può apparire temerario, in confronto a una manifestazione in cui sono impegnate le diocesi e le parrocchie di tutta Italia, l’appuntamento che per la stessa data abbiamo voluto fissare a Piazza Navona il 12. Ma dovevamo esserci, qualcuno doveva porsi il problema di celebrare e difendere quella vittoria.
Lo scontro avviene su molti piani: dal testamento al divorzio breve, dalla fecondazione assistita alla difesa dell’aborto, dalla RU486 ai privilegi concordatari (a partire dall’8 per mille). La famiglia c’entra poco. Eravamo noi negli anni settanta i difensori di migliaia di famiglie a cui si negava il riconoscimento giuridico e quello dei propri figli. Famiglie di fatto e dunque famiglie naturali (ricordate i figli naturali – sinonimo di bastardi – quando venivano contrapposti ai figli legittimi?). Per dire quanto siano poco credibili e poco seri gli appelli al diritto naturale.