Sarei davvero curiosa di sapere che cosa sta avvenendo in questi giorni nelle cliniche, negli ospedali, nei consultori, nelle strutture pubbliche dove si pratica l`interruzione di gravidanza seguendo le norme dalla legge 194. Se fossi, una deputato, un ministro la che hanno a cuore quella legge e la vita e la salute delle donne farei una rapida e tempestiva indagine. Credo ne varrebbe la pena. Sono sicura che si farebbero interessanti scoperte. Si scoprirebbe ad esempio che le condizioni di un aborto già difficili nei mesi e negli anni scorsi sono diventate più difficili. Che i medici obiettori di coscienza che sono già tanti (la maggioranza) sono diventati di più. Che i medici che intendono applicar la legge, oberati dal lavoro e dallo stress o rinunceranno, o saranno costretti a rinviare l`intervento.
Che le donne sono costrette ad un iter più lungo, più complicato, ostacolato dalla burocrazia e dalla noncuranza. Che i burocrati e i noncuranti si sentono giustifcati di fronte ad una donna che la Chiesa e i suoi seguaci hanno definito "assassina`. Che gli aborti vengono rinviati e, quindi, sono più pericolosi e dolorosi per il corpo e per l`anima. Che il senso di colpa dilaga e con esso si sta moltiplicando la presunzione di giustizia, il delirio di onnipotenza, la mancanza di rispetto di chi non ha rinunciato a decidere sul corpo delle donne.
Se poi penso che la maggior parte di esse sono povere ed immigrate non ci vuole molto ad immaginare un percorso di umiliazione e di sofferenza. Se rifletto su quei medici che pochi, in strutture sempre meno accoglienti, sono costretti a ridurre la loro professione alla pratica dell`aborto e per questo vengono considerati complici delle "assassine" non è difficile immaginare che diventeranno anch`essi presto o tardi obiettori. Ecco, credo che finora il dibattito sull`aborto provocato dalla richiesta di moratoria avanzata da Giuliano Ferrara e appoggiata da molti, abbia portato a questa conseguenza di cui nessuno parla. Altro che maggior tutela della donna, altro che protezione della maternità. C`è stato un altro dibattito che ha molto impegnato intellettuali, giornalisti e mass media, quello sulla libertà di parola.
Molti sono stati i suoi paladini, molta la retorica, le frasi roboanti, l`indignazione perché al papa, al vescovo di Roma, era stato impedito di parlare alla Sapienza, nel più grande ateneo europeo. Naturalmente non è stato molto difficile difendere la libertà di parola del papa. Ma siamo sicuri che con la Stessa forza, unanimità si sarebbe difesa la libertà di parola di chiunque? Non è che abbiamo assistito solo ad una battaglia perché il papa possa dire quello che vuole, dove e quando vuole e invece che ad una campagna come hanno cercato di far credere – perché chiunque possa esprimersi liberamente. Il dubbio è venuto quando abbiamo saputo che un gruppo di radicali in occasione dell`angelus voleva manifestare nelle vicinanze di piazza S. Pietro distribuendo ai cittadini i dati del centro d`ascolto sull`informazione sulla presenza della Chiesa nelle radio e nelle televisioni. Niente di eclatante, intendiamoci, un banchetto, un megafono, le parole di qualche dirigente radicale e qualche volantino. Questa presenza è stata vietata. Con quale motivazione? Non lo sappiamo.
E allora a noi, che coi radicali qualche volta siamo d`accordo e spesso in disaccordo, viene un dubbio. Non sarà che sulla libertà di parola tutti siamo uguali ma alcuni sono più uguali degli altri?