Libertà. A colloquio col filosofo americano su religione e diritti umani

di Mario Ricciardi

Ronald DworkinPer Dworkin, la posizione del Papa è incompatibile col liberalismo

Per chi non c`è mai stato, via Caetani è un luogo che può mettere in discussione l`ordine della percezione. Normalmente una strada, specialmente una così stretta e breve, si presenta come uno spazio tra due sequenze di edifici che conducono chi la imbocca verso l`uscita. Di solito un`altra strada, o una piazza. Non via Caetani. Soprattutto per chi è nato prima degli anni Settanta, questa è una strada in cui si entra dall`alto, dall`insolita prospettiva di quella telecamera che il nove maggio del 1978 ha inquadrato il cadavere di Aldo Moro. A quasi trent`anni da quel giorno che ha segnato in modo indelebile la democrazia italiana, presso la sede dell`istituto di studi americani di via Caetani, si è tenuto un seminario di Ronald Dworkin, uno dei più autorevoli filosofi viventi.

La coincidenza è suggestiva perché Dworkin è l’autore di diversi lavori sulla democrazia. Ascoltarlo, e avere l’occasione di discutere con lui, è un’opportunità per interagire con una persona che ha contribuito a plasmare il modo in cui pensiamo a questa forma di governo. Nata come esperimento in alcune città greche, e sopravvissuta, contro ogni previsione, fino a imporsi come l`unico modo di governare moralmente accettabile. C`è un’altra coincidenza: Dworkin ha presentato un paper su Religion and the Foundation o f Human Rights – un tema di indiscussa attualità – nello stesso giorno in cui Benedetto XVI interviene all`assemblea della Nazioni Unite per parlare diritti umani. Dato il tema, non c`è da sorprendersi del successo dell`iniziativa romana.

C`erano studenti e studiosi di diversi paesi, alcuni dei quali fanno parte del Colloquium Philosophy & Society. L’incontro è stato introdotto da Alessandro Ferrara che, con Sebastiano Maffettone, è l`animatore del Colloquium. La tesi che Dworkin è venuto a esporre e a difendere si presenta come una sfida rispetto a certe opinioni che stanno raccogliendo consenso crescente negli ultimi anni, in particolare dopo gli attentati dell’11 settembre. Dworkin sostiene che non c`è bisogno di una fondamento religioso per l’idea di diritti umani e che anche i credenti dovrebbero ammettere che i principi della moralità politica – incluso quello che protegge la libertà di culto – hanno una giustificazione indipendente dalla religione. Da questo punto di vista, si coglie immediatamente la distanza tra il pensatore liberale statunitense e l`attuale pontefice. Benedetto XVI rivendica l`autorità divina per giustificare l`esistenza di diritti che precedono quelli stabiliti dalla legge positiva e limitano il potere dei legislatori.

La posizione ufficiale della Chiesa cattolica, esposta ancora una volta dal papa nel suo discorso all`Onu, delinea un modello dei rapporti tra religione e diritto che Dworkin respinge come incompatibile con il liberalismo. Infatti, egli sostiene che il diritto di libertà religiosa «concepito in questo modo non presupporrebbe alcun diritto più generale da cui esso discende. Non presupporrebbe un diritto generale a decidere nelle materie che sono di importanza etica fondamentale per ciascuno di noi: il diritto di sottoporsi a un aborto, per esempio, o di praticare l’omosessualità senza incorrere in una sanzione, di impegnarsi nella ricerca sulle cellule staminali, o di porre fine alla propria vita quando si è nello stadio terminale di una malattia e si soffre per via di questa condizione». Per Dworkin, una società tollerante «non può accettare un resoconto così ristretto del fondamento della libertà religiosa».

Dal punto di vista liberale, la giustificazione normativa della libertà religiosa si trova in un principio fondamentale che non dipende dalla religione stessa e «genera una concezione più generosa delle sfere di valore in cui gli individui devono essere lasciati liberi di scegliere per sé stessi». Una società tollerante non confessionale «deve trattare la libertà religiosa (…) come un caso di un più generale diritto di libertà non solo religiosa ma etica». Per leggere gli argomenti di Dworkin bisogna attendere che essi trovino una formulazione definitiva e vengano pubblicati. Tuttavia, qualche osservazione si può fare, anche alla luce della discussione che ha seguito l`intervento del filosofo. La tesi che egli difende affonda le proprie radici in una tradizione illuminista che, senza negare necessariamente il fondamento razionale delle credenze religiose, cerca di mostrare che esse sono irrilevanti dal punto di vista morale. Anzi, che la moralità pone vincoli a ciò che possiamo accettare come doveroso, anche nel caso in cui la fonte del dovere sia la volontà divina.

Non è difficile immaginare che questa tesi possa essere accolta da certi credenti, soprattutto protestanti. Meno probabile che venga presa in considerazione dalla Chiesa Cattolica. Ancora meno che faccia breccia tra le certezze di un islamico radicale. Forse, come sostiene Roger Scruton, questo è il limite più grave di buona parte del liberalismo accademico contemporaneo: parla solo a chi ne condivide le premesse. Le ragioni dei liberali sono inerti per chi ha una concezione realistica dei dilemmi politici. Descrivendo le scelte dei credenti come se avessero luogo in un’atmosfera rarefatta, lontana dalla vita quotidiana, i liberali come Dworkin risultano alieni per chi vive invece un`esperienza religiosa intrisa di storia e di rito. Per queste persone un diritto che sia solo umano evidentemente non è abbastanza. Gli argomenti dei conservatori attaccano le premesse da cui parte la riflessione di liberali come Dworkin. Dalla vivace discussione romana si capisce che l`esito di questo confronto di idee è ancora incerto.