«L’eutanasia?Esiste in clandestinità anche in Italia»

di b.z.
L’ex- ministro Veronesi si schiera a favore:« Se fosse legale la praticherei, aiuta chi soffre». Ma il presidente dell’ Ordine: «i medici italiani sono contrari»

ROMA- Se in Gran Bretagna medici confessano – in un sondaggio anonimo – di procurare la dolce morte a circa tremila pazienti l’anno, nonostante l’eutanasia sia illegale, da noi un famoso luminare della medicina ed ex ministro della Sanità come Umberto Veronesi ammette candidamente che, se in Italia l’eutanasia fosse consentita, lui non avrebbe problemi a praticarla «Davanti a una persona in condizioni disperate -spiega l’oncologo- non avrei difficoltà ad aiutarla. E’ un atto di pietà, di carità, che non dovrebbe essere negato, in certe circostanze».

Veronesi è intervenuto sull’argomento commentando il sondaggio inglese: in Gran Bretagna sarebbero ogni anno oltre tremila i pazienti aiutati a morire in modo clandestino, otto ogni giorno. E anche in quel Paese non esiste nessuna normativa che autorizzi il suicidio assistito, l’unico comportamento previsto e la sospensione delle cure. Veronesi ha ammesso: «per me non è una novità. Il medico a volte prende l’iniziativa e questo succede anche in Italia. Abbiamo i dati inglesi perché loro hanno fatto questa indagine coraggiosa. Ma l’eutanasia clandestina c’è anche in Italia: lo sappiamo ma non possiamo dire come, quando, e dove succede per non far correre i rischi ai colleghi medici».

«Il medico -continua Veronesi- sa come il paziente preferisce morir e senza dolori, senza sofferenze, quando la morte è ormai inevitabile. E quindi le richieste per la ‘dolce morte’ ci sono. Dobbiamo riappropriarci della decisione e della determinazione delle cose importanti della nostra vita-insiste- Dobbiamo essere liberi di programmare la nostra vita, ma anche la nostra morte con dignità». «Lo Stato conclude Veronesi — deve esser laico, pur rispettando ogni religione. Ma il problema dell’eutanasia riguarda se stessi, tutt’al più riguarda se stessi e il medico. Siamo in un settore in cui deve dominare il principio della libertà e dell’autodeterminazione. La decisione della mia vita e della mia morte dipendono dalla mia volontà, e non da quella di altri».

Il precedente ministro della salute, Girolamo Sirchia, si era invece schierato apertamente contro ogni forma di accompagnamento verso la morte. Lo aveva ribadito leggendo un sondaggio fra anestesisti e rianimatori italiani, il 40 per cento dei quali si era dichiarato favorevole a staccare la spina al malato incurabile e molti avevano anche ammesso di averlo già fatto. «Il medico deve curare e non uccidere» , aveva tuonato Sirchia. Chi non vuole tuttora sentire parlare di eutanasia è Giuseppe Del Barone, presidente della Federazione degli Ordini dei medici. «Al medico Veronesi, a cui ribadisco la mia stima, ricordo che esiste un codice deontologico nel quale la parola ‘eutanasia’ non è accettata. Personalmente ha proseguito il numero uno dei medici italiani tifo per la dignità della difesa della vita e non per la dignità della morte, di cui parla il professore. E andrebbero finalmente valorizzate le terapie palliative».

E sulla possibilità che i camici bianchi italiani praticano gia, al dì fuori di ogni regola e nell’assoluta segretezza, l’eutanasia Barone scuote la testa: «La categoria è coralmente contraria all’eutanasia». Concorde anche il presidente dell’ Associazione anestesisti- rianimatori, Vincenzo Carpino: «Lavoriamo in reparti durissimi proprio per difendere la vita, anche in condizioni estreme». Insomma, il fenomeno della clandestinità della pratica dell’eutanasia in casi gravi non può essere completamente escluso, ma «certamente -ha concluso Carpino- se esiste riguarda comunque una ristrettissima minoranza».

LA PROPOSTA Gli altri tutti contrari, a destra e sinistra

Rosa nel Pugno prepara la legge «La dolce morte diventi legale»

ROMA — Eutanasia attiva per i malati senza speranza di vita, ma anche possibilità di decidere l’interruzione della terapia di sostenimento vitale, ipotesi, quest’ ultima, estesa anche ai minori ma decisa, eventualmente, da genitori o tutori dei piccoli.

E’ quanto prevede un disegno di legge presentato dalla «Rosa nel Pugno» che, dopo i Pacs e la legge sull’aborto, fa dell’eutanasia un altro dei suo cavalli di battaglia. Il ddl per regolamentare la «dolce morte», depositato sia al Senato che alla Camera, è composto da 11 articoli, considera come un «diritto fondamentale» per il malato quello «di astenersi o rifiutare di essere sottoposto a terapie, più o meno invasive, senza peraltro alcuna certezza di evitare la morte, riaffermando così il diritto a una morte dignitosa e riconoscendo al singolo la facoltà di autodeterminazione per le scelte fondamentali della propria vita».

Un’uscita che ha subito scatenato polemiche: «Prodi e gli altri sedicenti cattolici del centrosinistra che ne pensano?», chiede Riccardo Pedrizzi (An) sottolineando che «non esiste nel nostro ordinamento un diritto alla morte». E anche dagli alleati non sembrano convinti: «Sono contrario, tempo che diventerebbe un modo per far morire i malati poveri», fa sapere il diessino Luciano Violante mentre l’Udeur avverte: «Su eutanasia e Pacs, nessuna mediazione» e Rosy Bindi tranquillizza: «Non è, e non sarà nel programma dell’Unione».