In vista del IV Congresso mondiale della famiglia che si terra dall’ 11 al 13 maggio a Varsavia, 20 federazioni, associazioni ed eurodeputati hanno firmato nel Parlamento europeo una Risoluzione dal titolo programmatico: “La famiglia è il pilastro del modello sociale europeo”[…] Un documento che riassume i valori chiave espressi dal nucleo familiare, ma che ricorda anche i servizi che le famiglie rendono all’economia e alla società europea.
Che significato ha oggi una risoluzione di questo tipo?
Negli ultimi anni in Europa si guarda con preoccupazione alla crisi della famiglia. Il dato delle rotture -fra divorzi e separazioni- è allarmante: un milione all’anno in tutta Europa. D’altra parte ci sono fattori come la situazione lavorativa delle donne e l’incompatibilità degli orari di lavoro con quelli familiari, la disoccupazione e il caro casa che alimentano la crisi delle famiglie e le loro difficoltà. Molti Paesi europei semplicemente non hanno reagito. Ma nel frattempo si è risvegliato un movimento sociale che reclama dalle istituzioni l’appoggio alle famiglie.
Nel vostro documento si parla del matrimonio come fondatore della famiglia…
Sappiamo, chiaramente, che esiste una realtà in cui la famiglia non è associata al matrimonio. Ma le organizzazioni che hanno firmato la risoluzione sono d’accordo: pensiamo che il matrimonio apporti alla famiglia quella stabilità sociale e umana, che non c’è in altri modelli. Proprio per questo è necessario sostenere il matrimonio. E’ sorprendente: parlare di matrimonio è diventato conflittuale. E’ assurdo, perchè la stragrande maggioranza delle coppie europee sceglie di sposarsi liberamente quando vuole formare una famiglia. Quanto alle polemiche, noi non ne vogliamo. Semplicemente il matrimonio è l’ambito di riferimento più adeguato per i figli. C’e un accordo sociale ampissimo, in Europa, sull’importanza della famiglia come luogo ideale per lo sviluppo dei bambini. Non a caso, quando un piccolo resta orfano si cerca una famiglia che possa accoglierlo, perchè possa dargli stabilità ed equilibrio.
La risoluzione tocca anche il tema dell’ uguaglianza dei diritti fra uomo e donna, ma senza dimenticare le differenze fra sessi. Che significa?
Ovviamente uomo e donna hanno gli stessi diritti e devono avere le stesse opportunità. Ma le differenze esistenti sono positive: la complementarietà è essenziale per la vita familiare. Sembrano cose scontate, ma è importante ribadirlo, perchè oggi si tende a mettere tutto in questione, anche il diritto di un bambino di avere un padre e una madre.
A proposito di bambini, il documento affronta anche il tema dell’educazione e della famiglia come luogo di trasmissione di valori morali, culturali, spirituali e materiali…
E’ fondamentale che venga riconosciuto il diritto dei genitori di essere i primi educatori dei propri figli. Lo Stato deve garantire un’educazione pubblica gratuita, ma sempre nel rispetto della libertà dei genitori.
Il documento ricorda che la famiglia ha un valore sociale ed economico chiave. Qualcuno l’ha dimenticato?
Sì, Paesi come la Spagna o l’Italia hanno dato troppe cose per scontate e non hanno aiutato l’istituzione familiare. In passato era tutto più automatico, ma con il cambiamento delle circostanze le difficoltà sono aumentate. La situazione economica è più difficile. Le donne lavorano ma allo stesso tempo pensano alla loro famiglia, e questa doppia responsabilità a volte è schiacciante. I governi devono aiutare. All’orizzonte c’è un lungo inverno demografico: si calcola che nel 2050 per ogni due lavoratori ci sarà un pensionato. Oggi il rapporto è di quattro ad uno. E poi la famiglia ha un ruolo sociale essenziale, basta pensare al suo sostegno quando si parla di disoccupazione o di terza età.
Non tutti i Paesi si comportano allo stesso modo con le famiglie…
C’e chi si comporta meglio, come i Paesi scandinavi: la Svezia e la Danimarca, ad esempio, hanno reagito gia da diverso tempo. Hanno vissuto e capito il problema demografico con 15 anni in anticipo, e hanno deciso di intervenire per aiutare le famiglie. Ma siamo sicuri che gli europei vogliano veramente famiglie più grandi? C’e un dato significativo che lo dimostra. Il tasso di fertilità medio, nell’Unione europea, è di 1,3 figli per donna. Ma in un sondaggio e stato chiesto agli europei quanti figli avrebbero voluto. La risposta è stata 2,3. I governi devono aiutarci. Se una famiglia vuole quattro o cinque figli, non deve rischiare la povertà. Servono aiuti, sgravi fiscali, orari compatibili, permessi di maternità.
Lei è spagnola. In questi ultimi anni, quando si tocca il tema della famiglia è inevitabile pensare alle riforme del governo Zapatero. Cosa ne pensa?
Penso che questo esecutivo voglia trasformare la società dall’alto in basso, attraverso una batteria di leggi, contro la realtà stessa della Spagna. Si tratta di una forma accelerata e radicale. Questo, però, ha generato una forte reazione sociale che ha espresso la sua opposizione ad iniziative legislative come il matrimonio omosessuale o l’ultima riforma scolastica.
«L’Europa che dimentica le famiglie rischia la crisi»
di Michela Coricelli
“L’ Europa è preoccupata per il cosiddetto inverno demografico”, ma se non aiuta le famiglie e destinata ad una gravissima crisi. Sociale, economica e culturale. Per Lola Velarde -presidentessa della Rete europea dell’Istituto di Politica Familiare- gran parte dei Paesi del Vecchio Continente hanno dimenticato il ruolo della famiglia, dando per scontato il suo “funzionamento automatico” come materasso d’emergenza per le situazioni critiche o le fasce d’età più deboli. Ora, però, le cose sono cambiate e serve un’altra risposta da parte dei governi.