Legge 40, scontro sui numeri della relazione Turco

di Gianni Santamaria
Sulla legge 40 è ancora battaglia di numeri. Stavolta a innescare la polemica è la Relazione – che il ministro della Salute Livia Turco ha trasmesso ieri al Parlamento – sullo stato di attuazione della normativa che regola la fecondazione assistita. Secondo i dati dell`Istituto superiore di Sanità «le percentuali di gravidanze rapportate ai prelievi effettuati passano dal 24,8% nel 2003 al 21,2% nel 2005». Quindi 3,6 punti percentuali tra prima e dopo il provvedimento legislativo, varato nel febbraio 2004 e passato indenne attraverso un referendum abrogativo nel giugno dellanno successivo. In queste settimane il Consiglio superiore di sanità sta discutendo di una possibile revisione delle sue linee guida. In realtà ci sono 6.236 gravidanze nel 2005 contro 4.807 nel 2003. I numeri assoluti, però, si legge nel documento, esprimerebbero un aumento apparente. La riduzione percentuale, secondo gli estensori, è più significativa, visto il maggior numero di centri autorizzati presi in considerazione, 169 contro 120, e di pazienti, 27.254 contro 17.125 di quattro anni fa. Tale percentuale, applicata sui prelievi eseguiti, porterebbe al contrario a una «perdita ipotetica» pari a 1.041 gravidanze. E’ su questo dato che si appuntano molte critiche, che arrivano da politici di opposizione, ma anche da esperti. Per Alfredo Mantovano (An) «da un ministro sulle cifre ci si attende certezze, non ipotesi». L`invito, dunque, è a un raffronto fra i diversi dati degli stessi 120 centri monitorati nel 2003. Dai 96 centri passati per entrambe le raccolte di dati, replica il ministero, si registra comunque una diminuzione, sia in termini assoluti (4.257 in passato, 3.626 oggi) che percentuali (25,4-22,7%). Per Sandro Bondi (Fi) la relazione è "incompleta, unilaterale, e viziata da una visione ideologica preconcetta". Fare il calcolo non sugli embrioni formati, ma sui prelievi per Carlo Casini (Movimento per la vita) indica che si vuole dimostrare che la legge non ha funzionato e «tornare a provetta selvaggia». Il confronto andava fatto «non sui prelievi, ma sui trasferimenti». Anche i centri sono nel mirino del giurista ed eurodeputato: quelli del 2003 "erano quelli storici più efficienti e con maggiore esperienza". "I dati non sono sconvolgenti" afferma lapidario l’ex ministro della Salute Girolamo Sirchia. "Non si possono fare valutazioni solo su un anno. Nel complesso, comunque, la legge mi sembra abbia funzionato". Anzi. Aggiunge riferendosi al fatto che in Inghilterra, starebbero pensando di portare il numero di embrioni impiantabili da tre a due 2 è troppo permissiva". In realtà la stessa Turco nella presentazione al testo afferma che "utilizzare dati solo in forma aggregata" – e dunque, non centro per centro,  o ad esempio diversificati per età delle pazienti – "permette di descrivere il fenomeno, ma non permette di formulare alcuna inferenza sulle osservazioni effettuate in termini di sicurezza ed efficacia delle tecniche utilizzate". Per superare la difficoltà, generata dalle norme sulla privacy,  è necessario "un provvedimento legislativo". Al termine dell’analisi – che evidenzia anche un aumento di parti plurigemellari e di insuccessi nelle gravidanze – la Turco auspica che  "si continui a riflettere con grande rigore e sobrietà" sulla legge in modo da garantire sia "alle donne e alle coppie la migliore efficacia e sicurezza delle tecniche", sia i principi ispiratori della legge, cioè "la tutela della salute delle donne e la tutela degli embrioni". Prudenza che è piaciuta alle senatrici Emanuela Baio Dossi e Paola Binetti (già alla guida del Comitato Scienza & Vita) che chiedono di migliorare "l’applicazione della legge senza toccarla". Di tutt’altro avviso il fronte che le si oppone. L’Associazione "Luca Coscioni" – la quale pure ammette che i dati "non dicono nulla di nuovo" – parla di "costante rinvio" che non affronterebbe i "danni" per coppie sterili e libertà di ricerca. "Il tempo delle riflessioni è finito", per Carlo Flamini, ginecologo e membro del Comitato nazionale di bioetica. Vittoria Franco (Ds) parla di "legge fallimentare e da cambiare" e invoca la revisione delle linee guida. Promette battaglia Riccardo Pedrizzi (An) "nel rispetto della volontà popolare" emersa al referendum. E Maurizio Ronconi (Udc) liquida l’ipotesi di revisione come "esercitazione teorica; in Parlamento non ci sono i numeri".