«Le staminali mi hanno salvato»

di Marco Accossato
DUE ANNI FA HA FIRMATO IL CONSENSO IN AMBULANZA. POCHI MINUTI DOPO ERA SOTTO I FERRI.
Il primo operato: ora sto bene ho 47 anni e sono tornato in piena attività

TORINO -Non dimenticherò mai quella notte. Era il 30 settembre 2003, lunedì. Tornato a casa dal lavoro ho sentito un dolore al torace. Un dolore sempre più forte, ma sono passate cinque ore prima che mi rendessi conto della gravita della situazione…». Roberto Bassetti, 47 anni, e stato il primo paziente a essere sottoposto, all’ospedale Molinette di Torino, all’iniezione di citochine che attiva le staminali del midollo osseo per «riparare» il cuore. Una tecnica finora utilizzata su otto pazienti, che ha alimentato ieri una polemica fra specialisti: «Non esiste prova che il metodo sia corretto», e intervenuto il professor Gian Paolo Trevi, direttore della Cardiologia universitaria delle Molinette, dopo aver letto la notizia sui giornali. «Nuove cellule miocardiche e nuovi vasi possono sostituire il tessuto danneggiato e restituire la funzione al cuore malato», ribatte il dottor Sebastiano Marra, primario della Cardiologia ospedaliera dove è stata sperimentata la tecnica. Una tecnica studiata per la prima volta sempre a Torino nell’89 come possibile cura anti-cancro dal professor Corrado Tarella, ordinario di Ematologia, poi applicata contro i danni dell’infarto.

«In ambulanza -ricorda Bassetti- mi hanno trasportato al pronto soccorso più vicino. Da li, diagnosticato l’infarto acuto, mi hanno trasferito alle Molinette su un’altra ambulanza. Era già tutto pronto, c’erano i medici nella stanzetta di Emodinamica in attesa che arrivassi per l’angioplastica. Mi hanno inserito uno stant, la retina che allarga le arterie occluse». Quando le hanno proposto di sperimentare la tecnica delle staminali? «Subito. Ero in barella, appena fatta l’angioplastica. Il dottore ha fatto segno a mia moglie di avvicinarsi: “Lo stent e messo, ma la situazione e grave”. Credo che il mio cuore fosse davvero molto malandato». All’epoca si parlava appena di staminali. Ha capito che cosa le stavano proponendo? O si e fidato ciecamente? «In quel momento, su quella barella, dopo aver sentito in che condizioni era il mio cuore, francamente mi sono affidato ai medici. E’ vero, non si parlava come oggi di staminali, non sapevo esattamente di che cosa si trattasse». Però si e fidato… Ho chiesto: “Su quanti avete gin sperimentato la stessa tecnica prima di me?”. E il medico, senza esitare: “Su nessuno, lei sarebbe il primo”. Pero mi hanno spiegato che non c’erano praticamente rischi, che avrei sperimentato una nuova frontiera della scienza, che non si trattava di cellule coltivate in vitro ma delle staminali prodotte dal mio midollo per difendermi dall’aggressione che minacciava le arterie. Insomma, era il mio organismo che aiutava il mio organismo. E le citochine che avrebbe riaattivato questa reazione erano proteine». Le hanno spiegato altro? «Come avrebbero agito le citochine: come sarebbero state inietta te e quale effetto avrebbero avuto sul muscolo cardiaco ma lato». Ha firmato il consenso. «All’istante». Mai avuto ripensamenti? Un dubbio. «Era più forte la paura di un nuovo infarto. La mia situazione era davvero grave. Cosi grave che tre giorni dopo l’angioplastica mi sono stati applicati altri due stent. Diciamo che l’ho fatto per me, per avere una speranza di guarigione, ma anche pensando a quanti, dopo di me, avrebbero potuto beneficiare della stessa tecnica se avesse funzionato. Non voglio passare per un eroe, ma e stata una scelta che sentivo di dover fare per tanti». Come sta, oggi? «Un mese dopo l’iniezione sono tornato al lavoro. Da allora seguo una cura, ma sono in piena attività: sono responsabile commerciale in un’azienda, abito a Torino e lavoro a Pinerolo. Sono appena rientrato da un viaggio al volante a Bologna Parma e Modena. Un sacco di chilometri». Mai più avuto problemi di cuore, da quel giorno? «Per fortuna no, a volte mi sento un po’ più stanco, come stasera dopo quel viaggio fino a Bologna. Ma credo che la colpa sia anagrafica, non del cuore! E del sovrappeso. Pero oggi posso ancora raccontare di quella sera, quando ho avuto l’attacco. Sono qui anche grazie alle staminali.