Le “cellule bambine” non sono più un segreto

di Marisa Marsico

Scoperta la «rete segreta di alleanze» che permette alle cellule staminali di essere e rimanere tali, ovvero «cellule bambine» a uno stato indifferenziato, fino a un contrordine che dice loro di maturare e trasformarsi per esempio in una cellula di osso o di fegato. La notizia, apparsa sulla rivista «Cell», permetterà di capire meglio il comportamento delle cellule bambine degli embrioni umani e, quindi, di usarle un giorno a scopo terapeutico. I ricercatori del Whitehead Institute for Biomedical Research di Cambridge, coordinati da Richard Young, hanno infatti usato staminali di embrioni umani per identificare il network di geni che controllano la vita di una cellula staminale impedendo o permettendo la sua maturazione. In un embrione di pochi giorni le cellule staminali iniziano a indirizzarsi verso un percorso di sviluppo che le porterà ad assumere sembianze precise e a perdere la pluripotenza. Tuttavia, se prima che ciò avvenga queste cellule bambine sono isolate dall’embrione e messe a crescere in colture di laboratorio, queste possono conservare la propria pluripotenza teoricamente per sempre. Per usare le cellule staminali umane a scopo terapeutico i ricercatori di tutto il mondo stanno pian piano cercando di decifrare quali segnali aiutano le cellule staminali a trasformarsi in un determinato tipo di cellule per arrivare un giorno a manovrare arbitrariamente, a seconda del bisogno del paziente, questo tesoro di versatilità. Ma per capire come manipolare a piacimento una staminale bisogna prima capire quali meccanismi la mantengono bambina.