Per comprendere quale sia l’idea che ha animato il «Congresso mondiale per la libertà di ricerca scientifica», tenutosi dal 5 al 7 marzo a Bruxelles e organizzato dall’Associazione Luca Coscioni insieme al Partito Radicale, può essere sufficiente leggere la dichiarazione finale sottoscritta dai partecipanti. Tra gli obiettivi indicati, spiccano il «rafforzamento delle politiche a difesa del diritto alla libertà di ricerca, in particolare sulle cellule staminali
attraverso il superamento dei divieti posti dall’Unione europea alla finanziabilità della ricerca ottenuta con la tecnica del trasferimento del nucleo cellulare», e «l’affermazione del diritto all’autodeterminazione in materia di cure, incluso il diritto alla sospensione potrebbe portare alla morte». Se per il primo è evidente l’orientamento verso una tecnica – la cosiddetta «clonazione terapeutica» – che suscita più di qualche perplessità per le implicazioni etiche e per la sua reale efficacia, quanto al secondo può fare a meno di notare la scarsa pertinenza col tema della libertà di ricerca e la forzatura non casuale in tempi di discussione sul testamento biologico.
A caratterizzare l’incontro, il plauso che i partecipanti hanno voluto tributare al presidente Obama per la sua scelta di ripristinare l’accesso al finanziamento pubblico per la ricerca sulle cellule embrionali. Un plauso riecheggiato pari pari in molti mass media italiani, grazie anche a chi del Congresso di Bruxelles è stato una delle anime. Come Elena Cattaneo, direttrice del Centro di ricerca sulla Cellule staminali all’Università di Milano, che, intervistata dal Manifesto, ha denunciato penalizzazioni per i nostri ricercatori mettendo nel mirino la legge 40 e il divieto di produrre embrioni destinati alla ricerca.
Al coro di elogi per Obama ha partecipato anche la Consulta di bioetica (quella che ha supportato l’intera vicenda Englaro), che in un comunicato si scagliata contro gli «pseudo-ricercatori nostrani» rei di dubitare dell’effettiva utilità delle cellule staminali embrionali. Proprio il presidente della Consulta, Maurizio Mori, dalle pagine di Liberazione ha esultato per la rivoluzione culturale in ambito bioetico operata dal presidenta degli Usa. L’auspicio del leader della Consulta è per una ricerca «a tutto campo». Sulla stessa linea, a chiudere la triangolazione Radicali-Coscioni-Consulta, ecco il giudice Amedeo Santosuosso, tra i fondatori della Consulta medesima, che al congresso ha partecipato in veste di magistrato presso la Corte d’Appello di Milano (la stessa, come si ricorderà, del fatale decreto che autorizzò il distacco del sondino di Eluana).
Nella sua relazione, Santosuosso ha detto che «se noi diamo la prevalenza alla dignità umana rispetto alla libertà di ricerca scientifica, diamo a chi si prende di definire la dignità umana il potere di limitare o annullare la libertà individuale […]. Sono le limitazioni alla libertà stessa». Un triangolo, dunque il cui baricentro è l’idea di una libertà indiscriminata, intesa come fine ultimo per ottenere il quale ogni scelta è lecita. Non vi sembra di averlo già letto da qualche parte, in questi giorni?