La voce è debole, ma non per questo meno determinata quando afferma di rifiutare qualsiasi forma di accanimento terapeutico sulla sua persona. E spiga, con estrema chiarezza, quali sono le sue decisioni: «Nel momento in cui non fossi più in grado di mangiare o di bere attraverso la mia bocca oppongo il mio rifiuto a ogni forma di alimentazione o idratazione artificiale sostitutive della modalità naturale. Tale rifiuto è da ritenersi efficace anche nella circostanza in cui perdessi qualsivoglia capacità di esprimere e ribadire la mia volontà». Disteso nel letto, gli occhi fissi sul microfono, aiutato da un sintetizzatore vocale, Paolo Ravasin, veneziano di 48 anni da dieci ammalato di Sla, la sclerosi amiotrofica laterale, ha impresso ieri in un video le sue volontà nel caso il progredire della malattia dovesse impedirgli di farlo in futuro. Una patologia, la sua, uguale a quella di cui soffriva Piergiorgio WeIby, morto nel dicembre del 2006, e che lo ha portato, proprio come lui, a trasformare la sua malattia in una battaglia civile.
Dopo aver già dettato nel marzo corso le sue volontà a notaio, ieri Ravasin – che è anche presidente delle cellula Luca Coscioni di Treviso – ha voluto rendere pubblica la sua condizione attraverso un video-testamento biologico. «lo, Paolo Ravasin nato a Ceggia in provincia di Venezia il 4/4/1960 – sono le prime parole -, attualmente ospite presso la casa soggiorno ‘Villa delle Magnolie’ a Monastier, in provincia di Treviso e sono stato adeguatamente informato… dell`evoluzione della mia malattia e della conseguente indicazione ai relativi trattamenti». Ravasin, operaio sposato a con due figli di 17 e 9 anni, fino a quando non si è ammalato viveva a Cessalto, in provincia di Treviso, Nel 1998 gli vene diagnosticata la malattia, che lo costringe a letto. Tra il 2002 e il 2003 subisce una tracheotomia, ma le sue condizioni di salute sono rese più difficili da una situazione di ricovero a dir poco difficili. Nessuno, nella casa di riposo in cui si trova, per ben tre anni nessuno di preoccupa di farlo alzare dal letto, ma che forse è peggio è che Ravasin è attaccato a un respiratore soggetto a guasti.
«La macchina che gli consentiva di respirare si è spenta per ben 18 volte in due anni», denuncia l`associazione Luca Coscioni che lo segue da quando, nel marzo dello scorso anno, Ravasin decide di denunciare le condizioni in cui si trova inviando una lettera ad alcune associazioni di malati. Tutto questo fino a quando non riesce a ottenere il trasferimento in una struttura sanitaria migliore. «E` stato lui stesso a suggerire di raccogliere le sue volontà in un video – spiega Raffaele Ferraro, della cellula Luca Coscioni di Treviso – anche per non fare una battaglia che non fosse valida solo per lui ma per tutti».