La voglia di andarsene da un paese ammuffito

di Corrado Augias

Gentile Augias,

avverto un profondo senso di disagio. Viviamo in un’Italia ammuffita, ripiegata sul passato, rimpannucciata nel terrore. Non apriamo più le finestre, soffochiamo per l’aria viziata, la polvere e i fumi dell’incenso. Siamo spregiudicati nel turpiloquio, amiamo gli spettacoli rissosi, ma vomitiamo sconcezze e insulti soltanto perché ci sentiamo perdenti. Gli altri Paesi propongono, sperimentano, si rinnovano. E noi, il paese della moda, siamo in un angolo come un abito smesso.

Marina Buttafava – mbfrontiera@alice.it

Caro Augias,

ho 22 anni tra poco mi laureo ma non so bene che cosa potrò fare il giorno dopo. Tutto mi sembra fermo e quello che non è fermo è orribile. Mi sento circondata da un Paese corrotto come nessun altro in Europa, che prende schiaffi da tutti, una volta mandavamo in giro immagini di bellezza, di intraprendenza, di design, oggi girano per le reti del mondo le foto dei mafiosi che sparano e delle immondizie di Napoli. Se solo ne avrò la possibilità (e la forza) me ne andrò, dovunque nel mondo, ma non qui.

Lettera firmata

Risponde Augias

All’inizio di aprile avevo cominciato a prendere nota di tutti gli scandali che venivano alla luce. Delitti collettivi, non casi isolati. All’università di Bari scoperto un giro di esami comprati e venduti. Vini falsificati con fertilizzanti, acqua, concimi e acido muriatico, primi arresti. Su 14 zecche clandestine scoperte in Europa, otto (57%) erano in Italia. Il New York Times denuncia la condizione di ‘barbarie’ in cui è ridotta. l’Appia Antica. Sette oleifici e 25 mila litri di olio sequestrati. 39 persone in manette per associazione a delinquere finalizzata alla produzione di olio extravergine sofisticato. A S.ta Maria Capua Vetere medici compiacenti, complici alcuni elementi dell’amministrazione, facevano uscire di galera i detenuti certificando malattie incompatibili con la reclusione. Secondini corrotti introducevano nel carcere droga e telefonini. Cambiavano la data sulle etichette e i prodotti scaduti ritornavano «freschi»: la presunta frode, messa in atto da una ditta all’ingrosso del Torinese. 75 persone denunciate a Roma, alteravano targhe e permessi, anche di persone morte da anni, per entrare nel centro storico. Eccetera.

A un certo punto ho smesso per sazietà, per sconforto. Siamo scesi lentamente, progressivamente, a questo livello, siamo assuefatti, non reagiamo più e questo è l’aspetto peggiore della cosa. Tutto ristagna, molti hanno potere di revoca o di veto: la Tav, il piano energetico nazionale, la ricerca, l’Alitalia, le indispensabili liberalizzazioni, i termovalorizzatori, la criminalità che governa intere province, un Parlamento con parecchia gente che dovrebbe stare altrove, galera compresa. Un’aria ferma in un paese che sembra morto oppure vive di penosi sussulti anarchici. Dovrei dire qualche parola di incoraggiamento alle due ragazze che mi hanno scritto. Conto di farlo, appena le avrò trovate.