La stampa europea discute dei progressi della ricerca sulle cellule staminali. I giornali britannici difendono le immense potenz

Roberta Pizzolante
La ricerca sulle cellule staminali ha fatto due grossi passi avanti. “Il primo è quello compiuto da una clinica della fertilità di Newcastle, dove è stato clonato il primo embrione umano a scopo terapeutico”, scrive il Guardian.

“Il team ha sempre lavorato sotto sorveglianza. La licenza a effettuare la clonazione è giunta solo l’anno scorso, dopo che varie commissioni di esperti ne hanno valutato gli aspetti etici e terapeutici. Questo non ha fermato però le proteste dei più fondamentalisti”.

L’altra buona notizia arriva dalla Corea del sud. Si legge sulle stesse pagine: “Gli scienziati hanno ottenuto delle cellule staminali sane a partire da tessuti di pazienti malati. È un vero progresso: lasciamo che la ricerca continui”.

Anche l’Independent è entusiasta del risultato: “È inevitabile scontrarsi con gli aspetti etici della clonazione e della ricerca sugli embrioni. L’importante però è capire che l’obiettivo di questi esperimenti è curare delle malattie. La clonazione a scopo terapeutico è legale in Gran Bretagna, ma in molti altri paesi europei è proibita. Altrettanto immorale è vietare le tecniche che potrebbero salvare migliaia di vite umane”.

Secondo Gérard Dupuy di Libération, “non è un caso che questo progresso arrivi dall’Estremo Oriente, dove le pressioni religiose sono minori. La Cina si è convinta a votare a favore della clonazione terapeutica nell’assemblea dell’Onu mentre prima era contraria. Occorre distinguere tra clonazione riproduttiva e terapeutica e non vietare a priori queste tecniche innovative”.

Secondo il tedesco Die Welt “per non restare indietro rispetto agli Stati Uniti e all’Asia, è meglio che l’Europa sviluppi strategie comuni invece di dotarsi di diverse politiche nazionali sull’ingegneria genetica”.

Il quotidiano Die Tageszeitung si occupa di un argomento correlato: “In Belgio e Gran Bretagna le autorità hanno autorizzato l’analisi preimpianto per accertare l’assenza di malattie genetiche nei nascituri. E in alcuni casi in Israele è permesso scegliere il sesso del proprio figlio. I desideri dei genitori sono comprensibili ma stiamo scivolando nell’eugenetica e le leggi devono proibirlo”.