La stabilità delle staminali

Una ricerca pubblicata sulla rivista “Nature Genetics” suggerisce che le cellule staminali embrionali umane possano essere molto più stabili di quanto gli scienziati temessero.
Da tempo è noto il grande potenziale di queste cellule per la riparazione dei tessuti danneggiati da traumi o da malattie. C’era preoccupazione però che i geni delle cellule potessero essere suscettibili di cambiamenti che le renderebbero rischiose da usare nei trattamenti terapeutici. Ora i ricercatori dell’Università di Cambridge hanno scoperto che questi timori sono infondati.
Le cellule staminali embrionali si trovano a uno stadio primitivo dello sviluppo, e hanno la capacità di trasformarsi in quasi ogni tipo di tessuto nel corpo. Nonostante l’opposizione di molti gruppi per questioni di natura etica o religiosa, gli scienziati sperano di poterle usare un giorno per curare un vasto numero di malattie, dal diabete al Parkinson.
Molti ricercatori erano preoccupati però di eventuali alterazioni prodotte dai fattori epigenetici, che svolgono un ruolo chiave nel controllo dell’attività genetica durante lo sviluppo. Poiché ereditiamo due copie di ogni gene, uno da ciascun genitore, c’è il pericolo che in combinazione alcuni di questi diventino troppo potenti. in questi casi, i fattori epigenetici inibiscono l’attività di uno dei due geni, un processo normale durante lo sviluppo. Cosa succederebbe però se i fattori epigenetici alterassero in maniera imprevedibile la funzione dei geni delle staminali cresciute in laboratorio?
Roger Pederson e colleghi hanno esaminato sei di questi geni provenienti da quattro linee di cellule staminali embrionali, scoprendo una loro sostanziale stabilità. A differenza di cellule simili dei topi, il loro stato epigenetico non risulta alterato durante la crescita in coltura.