La posizione del Pd sul testamento biologico? Non è più un miraggio

Fabrizia Bagozzi

testAccordo anche su nutrizione e idratazione artificiale. A parte Binetti e gli ex teodem

Più di così non si poteva fare. E dopo mesi di discussioni, seminari e approfondimenti in cui si sono confrontate posizioni radicalmente divergenti, sul tema più che sensibile quasi nevrotico del testamento biologico, il Partito democratico trova il modo per arrivare a una posizione ampiamente condivisa e ridurre ai minimi (si parla di piccoli numeri) il dissenso.

C’è accordo su molti dei punti che in passato sono stati oggetto di aspre contese. E sul nodo dell’idratazione e della nutrizione si è cercata una formulazione nella quale potessero riconoscersi le diverse culture nel Pd e su cui si è riscontrato un consenso molto ampio: a pensarla diversamente sono rimasti unicamente Paola Binetti e (probabilmente) gli ex teodem. Ma solo sul punto specifico e senza vis polemica. Con il pacato riconoscimento di una distanza: «Mi rendo conto che la mia è una posizione isolata, di minoranza», ammette Binetti.

Un passo avanti importante per i dem che ieri hanno riunito i parlamentari di camera e senato in seminario congiunto – presenti molti big fra cui D’Alema, Fassino, Bersani, Castagnetti, Bindi – che continuerà martedì prossimo. Poi l’auspicio è che i gruppi di Montecitorio e di palazzo Madama votino un testo che probabilmente non si tradurrà in un disegno di legge ma in un pacchetto di emendamenti che il Pd presenterà al senato dove la discussione parte in commissione il 27 gennaio. Un lavoro reso possibile dalla paziente opera di tessitura di Marina Sereni (vicepresidente dei democratici alla camera) che ha coordinato la discussione del gruppo misto in cui erano presenti fra gli altri Binetti e Coscioni, Turco e Bosone, Veronesi e Marino e che si è mosso cercando tutte le convergenze possibili che alla fine sono risultate parecchie.

Il punto di mediazione più importante riguarda idratazione e nutrizione, che vengono considerate terapie, che però non sono assimilate all’accanimento terapeutico e che, recita il testo, «sono sempre garantite al paziente fino alla fine della vita, ad eccezione del caso in cui la loro sospensione sia espressamente oggetto della dichiarazione anticipata di trattamento». Una formulazione che mette d’accordo quasi tutti (radicali compresi), tranne Binetti che rimane sulla sua posizione: «Idratazione e nutrizione non sono terapie ma sostegno vitale che va garantito a chiunque e che non può dire no». E anche Andrea Sarubbi esprime dei dubbi: «Rispetto a prima cambia poco perché rientrano nella libertà di scelta dell’individuo». Ma entrambi riconoscono lavoro che il Pd ha fatto in questi mesi: «Siamo tutti d’accordo sul 95 per cento delle cose», nota Sarubbi che preferirebbe che i gruppi non votassero e punta alla libertà di coscienza in aula.

La convergenza è totale su altri quindici punti elencati sinteticamente da Sereni, in particolare su due cose importanti: la possibilità di obiezione di coscienza da parte del medico e la richiesta di istituire presso il ministero della salute una commissione scientifica che stabilisca i criteri per definire lo stato vegetativo permanente, che per dirla con Livia Turco: «studi il coma e dica quando è irreversibile». L’ex ministro della salute è soddisfatta: «Siamo vicini a una posizione ampiamente condivisa da tutti. Nutrizione e idratazione artificiale sono riconosciuti come trattamenti medici che attengono al sostegno di funzioni vitali e che vanno assicurate sempre. Con la soluzione individuata si evita l’abbandono terapeutico e si garantisce la libertà di scelta».

Soddisfatto anche il senatore (ed ex presidente della commissione sanità al senato che nella scorsa legislatura molto lavorò sul testamento biologico) Ignazio Marino, che nei giorni scorsi aveva insistito affinché il Pd trovasse la quadra: « È la prima volta che quasi tutto il partito ha detto che è possibile sospendere idratazione e alimentazione. È un passo avanti verso una linea comune che spero venga espresso con il voto da tutto il Pd e che sia sostenuta dal partito in tutte le sedi». Commenta positivamente anche il leader dem Veltroni: «Siamo riusciti a trovare una soluzione positiva. Sui temi etici la linea del partito non può essere presa a maggioranza, ci deve essere la riserva della libertà di coscienza, ma il nostro obiettivo è tendere a una posizione comune».
 

Martedì ancora assemblea. Poi i gruppi di camera e senato voteranno un testo che diventerà un pacchetto di emendamenti