La “pillola del lunedì” ora è boom tra le teenager

di Laura Petrici

Pillola del giorno dopoPillola del giorno dopoROMA – È la pillola del lunedì. È la pillola delle ragazzine. Ogni ventiquattr’ore cinquecento giovanissime mandano giù una pasticca per paura di rimanere incinta. Ma è soprattutto dopo il fine settimana che la cercano, quella pillola. Le richieste schizzano ogni lunedì. In Italia è boom della contraccezione d’emergenza, si sta diffondendo soprattutto tra quante hanno tra i 14 e i 20 anni. Sono le adolescenti le più informate, coloro che consumano la metà delle confezioni vendute di Norlevo e Levonelle, ovvero i due marchi che nel nostro Paese rappresentano il farmaco con prescrizione obbligatoria arrivato nel novembre del 2000. Da allora si è sempre registrato un aumento di richieste. Ma nel 2007 c’è stato il salto: 370mila confezioni (anche se la stima si spinge oltre le 400mila) distribuite in farmacia, 53mila in più del 2006. È stato doppiato l’aumento medio di tutti gli altri anni. I dati sono della Sigo, la Società italiana di ginecologia ed ostetricia. È allarme rosso? Affacciandosi sull’Europa sembrerebbe di no. Nella cattolica quanto moderna Spagna di pillole se ne vendono 600mila. In Francia oltre un milione. In Gran Bretagna due milioni. Ma qui da noi il levonorgestrel, il principio attivo della pillola del giorno dopo, è comunque affare che riguarda un’adolescente su dieci. Meglio approfondire.

L’Aied, l’Associazione italiana per l’educazione demografica, ha messo a confronto la conoscenza di donne di tutte le età per capire il fenomeno contraccezione d’emergenza. "Abbiamo realizzato questo lavoro nella primavera del 2007 – spiega Luigi Laratta, presidente dell’Aied – ma avevamo il timore che fotografasse solo una parte della popolazione femminile, perché ai nostri centri si rivolgono in prevalenza donne del ceto medio-alto". Chiedendo però alle giovanissime, parlando con le ginecologhe nei consultori delle Asl e con i medici che nei week end presidiano i pronto soccorso (uniche strutture cui ci si può rivolgere per avere una ricetta nel fine settimana), si riceve lo stesso tipo di risposte contabilizzate nel sondaggio Aied.

Così si constata che le ragazzine non si sorprendono. Sono quasi spavalde. "Io l’ho presa – confessa una quindicenne – mi ha accompagnata in consultorio mia sorella. I miei non lo sanno, figurati". "Ho chiesto la ricetta al medico di mia madre – dice una ragazza di 17 anni – È stato imbarazzante, ma si era rotto il preservativo, che dovevo fare?". "A me non è mai servita – afferma una sua coetanea – la prima volta ne ho sentito parlare alle medie". Quindi le figlie sono molto più informate delle madri sui luoghi deputati all’assistenza, in caso di rapporto a rischio. Sanno benissimo che la pillola del giorno dopo va presa entro 72 ore e preferibilmente nelle prime dodici. I genitori sono quasi sempre all’oscuro dell’attività sessuale che le riguarda. Mamma e papà neanche immaginano del ricorso al Norlevo.

Frammenti di vita reale che si specchiano nei numeri dell’Aied: il 93 per cento delle ragazze tra i 15 ed i 19 anni (contro il 90 per cento delle over 40) conosce le finalità della pillola: evitare una fecondazione in seguito a un rapporto sessuale considerato non protetto. Otto ragazzine su dieci (il doppio delle ultraquarantenni) sanno che in caso di bisogno possono rivolgersi a un consultorio. Le signore mature sono ben più legate all’idea del medico di famiglia, tanto che solo 1,5 adulte (tre su dieci tra le adolescenti) pensa all’ospedale. Nove teenager su dieci sono coscienti che la pillola del giorno dopo vada assunta entro tre giorni, mentre lo ricordano sette donne adulte su dieci. Eppure, quando serve, sono le over 40 le più tempestive: il 78 per cento delle adulte contro il 56 per cento delle giovani ingoia il Norlevo nelle prime 24 ore.