La parola “preservativo” vietata in Rai, scoppia la polemica. Concia e Turco: subito un’interrogazione

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Come era prevedibile – e francamente anche auspicabile – sulla Rai cade una pioggia di polemiche. Le notizie di stampa secondo cui una circolare interna dell’azienda pubblica avrebbe imposto a programmi e Tg di non utilizzare la parola "preservativo" nei servizi e negli interventi dedicati alla giornata mondiale contro l’Aids induce il ministero della Salute a fare una nota a sua discolpa e diverse voci dal mondo politico a levarsi e gridare allo scandalo. A firmare la direttiva interna, diramata attraverso una mail nella quale si chiedeva di fare riferimento ad un concetto generico di prevenzione senza mai usare la parole preservativo o profilattico e dopo aver fatto riferimento a una non meglio precisata indicazione ministeriale, è stata la funzionaria Laura De Pasquale.
Il ministero si discolpa – "Nessuna indicazione è venuta dal Ministero circa l’uso della parola profilattico e preservativo all’interno di programmi Rai nella giornata mondiale dell’Aids lo scorso primo dicembre", precisa la nota del ministero della Salute che prova così a uscire dall’obiettivo delle critiche. "Anche gli esperti indicati dal Ministero erano assolutamente liberi nei loro interventi – spiega ora il ministero in una nota -. La Signora Rosaria Iardino di Nps nella trasmissione "Brave Ragazze" ha parlato sia di test che di preservativo – spiega ancora la nota -. Il Ministero ha fatto presente che quest’anno la campagna di sensibilizzazione nella Giornata puntava sullo slogan ‘Non abbassare la guardia, fai il test’. Il tema è stato individuato dalla Commissione Nazionale in accordo con la Consulta delle associazioni". "Il Ministero – si precisa ancora – nella giornata di ieri non ha pubblicato alcuna dichiarazione circa la vicenda. Il Portavoce ha solo precisato, a chi lo ha interpellato, che "non risulta assolutamente un intervento di tal genere". Ogni altra iniziativa non è responsabilità del Ministero ma dei dirigenti Rai".
Concia e Turco: subito un’interrogazione al ministro Balduzzi – L’iniziativa non è piaciuta alla deputata del Partito democratico che senza mezzi termini definisce l’iniziativa "sconvolgente". "Mentre in tutto il mondo si celebrava la giornata mondiale per la lotta all’Aids – dice la deputata -, in Italia il servizio pubblico radiotelevisivo e il Ministero della Salute si guardavano bene dal menzionare il profilattico come principale strumento di prevenzione dal contagio dell’HIV". Per questo preciso motivo, continua, "ho deciso di presentare insieme a Livia Turco, che è stata il primo ministro della Salute a finanziare una campagna sull’uso del preservativo, un’interrogazione urgente nella quale chiedo al sottosegretario Peluffo di chiarire se c’é stata una qualche forma di censura, indegna per un paese civile e moderno, e al Ministro della Salute di conoscere quali sono le linee guida del suo Ministero sul tema della prevenzione delle malattie sessualmente trasmesse", ha concluso la Concia.
L’Associazione Coscioni: un Paese inginocchiato al soglio pontificio – Levata di scudi anche da parte dell’associazione Luca Coscioni che parla senza mezzi termini di "una omissione semantica tipica del regime che impera da tempo in Italia". La segretaria dell’associazione, Filomena Gallo, deduce che in Italia "ci si è inginocchiati per l’ennesima volta al soglio pontificio e alle ultime parole pronunciate dal Papa in materia di lotta all’Aids". Per Gallo "va bene potenziare le cure ma la prevenzione non si deve ridurre ad astinenza e fedeltà coniugale. Anche perché "ogni individuo è libero di vivere la sessualità". Secondo il segretario dell’associazione, però, in Italia la "sessualità resta ancora un tabù nei salotti politici e televisivi perbenisti e in maniera anche ipocrita. Vizi privati e pubbliche virtù – continua – sono ormai la fotografia di un Paese che non solo rischia di dare cattiva informazione sanitaria ma impedisce ai suoi cittadini di essere liberi in materia di inizio e fine vita".

 

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