Rimini – Il ciellino Maurizio Lupi, Pdl, cambia idea: ora servono paletti.
«Vede, il caso Eluana ci ha scombussolato tutti quanti, ha cambiato radicalmente le cose… ».
In che senso?
«Chi difende come me la dignità della vita in ogni sua fase è stato eticamente contrario ad ogni legge sul testamento biologico. Ma adesso, dopo Eluana, c’è da colmare un vuoto e un’iniziativa legislativa del Parlamento è doverosa e urgente. La faremo nei prossimi mesi ed io spero possa avere il consenso più ampio». Maurizio Lupi, 48 anni, vicepresidente Pdl della Camera e ciellino dai tempi del liceo, sa che sta dicendo una cosa «fino a pochi mesi fa inconcepibile, per uno come me». Poco distante, al Meeting di Cl, migliaia di ragazzi stanno ascoltando don Aldo Trento, passato dal sacerdozio alla crisi e alla «simpatia» per Potere Operaio, finché incontrò don Giussani che lo spedì in Paraguay dove oggi, tra l’altro, si prende cura dei malati terminali e sta loro vicino fino alla morte. «Mettiamola così: io non ricorrerò mai alla procreazione assistita, però ci voleva una legge per evitare l’eugenetica. Allo stesso modo non farò mai un testamento biologico, la vita non mi appartiene, ma bisogna impedire casi di eutanasia o decisioni discrezionali su vita e morte, magari di un tribunale».
Scegliete il «male minore», come per la legge 40?
«Beh, davanti all’arbitrio interpretativo che potrebbe rappresentare il male maggiore, si sceglie con realismo il male minore, anche se in questo caso l’espressione non è corretta: dobbiamo fare una legge che affermi la dignità della vita anche in fase terminale».
Alla Camera, dopo la sentenza che autorizzava la sospensione dell’alimentazione e idratazione alla ragazza in coma, lei è stato relatore del conflitto di attribuzione sollevato davanti alla Corte Costituzionale…
«Non è pensabile che un magistrato si sostituisca al potere legislativo. Ma se la Corte dovesse dire che la Cassazione aveva ragione? Si aprirebbe un varco in cui tutti si possono rivolgere a un tribunale per chiedere di staccare la spina».
E quindi che farà?
«Con alcuni parlamentari che hanno sostenuto il conflitto di attribuzione ne abbiamo parlato. Sono persone di tutti gli schieramenti, da Quagliariello a Binetti, da Lusetti a Volontè. Ma l’essenziale è che non sia un’iniziativa dei cattolici: su temi come la dignità della persona nella malattia e la difesa della vita, laici e cattolici possono e devono trovare una soluzione condivisa».
Il che significa che siete pronti a riconoscere, almeno in certa misura, il diritto a decidere di se stessi?
«Certo che ci potrà essere l’espressione della volontà, ma con limiti ben precisi. Anche la Chiesa, del resto, è contro l’accanimento terapeutico… Comunque ciascuno di noi ha dei dubbi, ci sono casi in cui è evidente l’impotenza della legge. Ne discuteremo in Parlamento. L’importante è che sia una legge snella che almeno chiarisca alcune cose e definisca dei principi».
Quali?
«Primo: idratazione ed alimentazione non sono cure mediche. Quindi non si possono sospendere. Secondo: la volontà della persona deve essere continuamente reiterata, oggi puoi pensare una cosa… ma domani? Terzo: non si può prescindere dalla responsabilità e decisione del medico. E infine, quarto: lo Stato deve sostenere associazioni e presenze che accompagnano i malati e i loro congiunti. Perché il vero scandalo è la solitudine delle famiglie».