La via giudiziaria alla bioetica fa la guerra alla legge 40 snobbando Parlamento e volontà popolare

E’ la via giudiziaria alla biopolitica. Una legge approvata dopo quasi vent’anni di dibattiti, anche parlamentari, e di fumate nere, una legge sostenuta da una maggioranza trasversale proprio perché non targabile come confessionale ma perché riconosciuta come decente bilanciamento tra i vari interessi ìn campo, una legge che ha superato alla grande l’attacco referendario supportato dal pensiero unico telegenico Veronesi – Bellocci – Bonolis, e che ha resistito brillantemente a una prima eccezione di incostituzionalità, nell’ottobre del 2006. Una legge, come la legge 40, che  ha dimostrato di funzionare e che continua a far nascere bambini in Italia con la fecondazione assistita, finisce ancora sotto esame  davanti alla Consulta, per via di una sentenza del Tar dei Lazio, per molti versi contraddittoria ma buona comunque a rimettere in discussione quello che dovrebbe essere ormai acquisito. Seppure la lettura della sentenza smentisca chi la vorrebbe interpretare come un via libera alla diagnosi preimpianto – la pratica eugenetica proibita non solo nelle linee guida parzialmente annullate dal Tar ma dalla normativa vera e propria l’attacco alla legge rimane. Il giurista Francesco D’Agostino, presidente onorario del Comitato nazionale di bioetica, dice al Foglio che "paradossalmente, potrebbe essere utile una parola definitiva della Corte costituzionale, per far cessare il continuo stillicidio di polemiche.

Personalmente, non trovo scandaloso che un giudice di merito chieda il parere della Consulta. Sono anzi fiducioso, perché non vedo sussistere problemi di legittimità costituzionale della legge 40, che garantisce in modo nitido gli interessi di tutti i soggetti coinvolti nella fecondazione artificiale. Certo – conclude D’Agostino – se però la Corte costituzionale accettasse l’idea che la soppressione intenzionale e consapevole di un embrione affetto da talassemia sia una terapia, allora, con la legge, cadrebbe anche quel po’ di onestà intellettuale residua nel dibattito bioetica".  Eugenia Roccella, portavoce del Family Day e protagonista della battaglia in difesa della legge 40 ai tempi del referendum, dice che "ormai, con una politica e un Parlamento indeboliti, sui temi etici pesa sempre di più la pressione di gruppi di potere irresponsabili. II primo è la magistratura, poi ci sono gli scienziati, E c’è anche l’Europa, che non è un gruppo di potere irresponsabile ma ha un rapporto lontano con la storia, la politica e le culture di questo paese. I temi bioetici sono elaborati in un ‘altrove’, rispetto alla politica e alla dinamica parlamentare: dibattito internazionale, Europa, Onu, comunità scientifica spacciata come monolitica da portavoce autonominati.

E tutto ci arriva per scorciatoie pericolose, senza rapporto con la realtà concreta". La dimostrazione? "Sembra che in Italia tutti invochino una legge sulla procreazione assistita pili permissiva. Non è vero. Quando sono stati interpellati direttamente – è successo con il referendum del 2005 – gli elettori italiani hanno dimostrato che la legge andava bene così". La politica, conclude Eugenia Roccella, "dovrebbe rifiutare di farsi espropriare da giudici e scienziati".  Lo sostiene anche Filippo Vari, docente di Diritto costituzionale all’Università Europea di Roma, il quale, con il professor Aldo Lojodice, ha rappresentato di fronte al Tar quel Comitato perla tutela della salute della donna costituito a difesa della legge 40. Al Foglio, Vari dice che "anche al di là della vicenda specifica, è evidente un eccessivo attivismo dei potere giudiziario e una esondazione dai suoi confini istituzionali. Anziché applicare la legge e fare giustizia, il potere giudiziario finisce sempre più spesso per imporre le proprie visioni e per sovrapporsi alle prerogative degli organi politici, attraverso interpretazioni ‘contra legem’ o mediante l’annullamento degli atti applicativi delle leggi. Lo dimostrano, per esempio, le sentenze di Cagliari e Firenze che hanno autorizzato la diagnosi preimpianto".

Il fenomeno, continua Vari, "non riguarda solo l’Italia. La Corte di giustizia delle Comunità europee potrebbe presto stravolgere il diritto di famiglia in Germania, imponendo l’equiparazione di convivenze registrate e famiglia fondata sul matrimonio. E il caso della condanna della Francia da parte della Corte europea dei diritti dell’uomo, per aver negato l’adozione a una donna omosessuale, testimonia della stessa sindrome. Ci sono stati dieci passaggi della questione di fronte a commissioni e tribunali francesi di ogni genere, nei quali nessuno, per negarle l’idoneità all’adozione, aveva tirato in ballo l’omosessualità della donna ma solo l’assenza di punti di riferimento paterni. La sentenza di Strasburgo nega quei fatti, parla di discriminazione e impone la propria visione ai giudici nazionali". Nel merito della sentenza del Tar, Filippo Vari nega che i nemici della legge 40 possano cantare vittoria: "La legge consente la ricerca, la sperimentazione e gli interventi necessari per finalità terapeutiche e diagnostiche se volti alla tutela della salute e allo sviluppo dell’embrione. E paradosso, semmai, è che il Tar smentisce le sentenze di Cagliari e Firenze che autorizzano la diagnosi preimpianto.

L’articolo 14, dicevano i referendari, doveva essere abrogato perché la impedisce. La legge è ancora in vigore, ed è in vigore il divieto". Il sociologo Sergio Belardinelli, professore di Sociologia della cultura all’Università di Bologna, non si sorprende che "il volto interventista della magistratura si applichi sempre più alla soluzione dei problemi bioetici. Considero una catastrofe il fatto che la biopolitica sia così esposta all’intrusione del sistema giudiziario. E i segnali, tutto sommato, sono ancora sottotraccia, perché nulla accade che non sia formalmente legittimo. Ma siamo alla degenerazione di quello che trent’anni fa Michel Foucault chiamava ‘politicizzazione dei biologico’, e cioè alla giuridicizzazione del biologico. La scienza ti dice qual è la vita buona, degna di essere vissuta, oppure qual è il figlio degno di essere scelto. E i magistrati si mettono sempre più al servizio di questa logica".