La forza di vivere

Giorno/Resto/Nazione
Letizia Cini

Sta bene la piccina di 10 mesi affetta da un’anomalia cardiaca talmente grave da averle dilatato il cuore, cardiopatia corretta grazie alla sinergia tra due eccellenze toscane: il Meyer di Firenze e la Fondazione Toscana Monasterio di Massa. "Sarà dimessa a giorni: ci auguriamo ora che il ventricolo sinistro recuperi la sua funzione", sorride soddisfatto il primario di cardiochirurgia pediatrica dell’Ospedale del Cuore di Massa, Bruno Murzi.

Un ottimo risultato, dev’essere una grande emozione salvare un bambino da un destino segnato…

"Lo è. Sempre. Negli ultimi dieci anni la cardiochirurgia ha fatto enormi passi in avanti e tanti piccoli pazienti che ieri non sarebbero sopravvissuti hanno buone speranze di poter condurre un’esistenza normale".

Ormai è possibile diagnosticare gravi cardiopatie nel feto durante la gravidanza: questo può condizionare i futuri genitori?

"L’ecografia fetale intorno al quarto mese di gestazione era stata fatta per migliorare l’assistenza al futuro nato, ma ha portato a un incremento di interruzioni volontarie".

Una scelta sofferta…

"Quando si tratta di avere a che fare con madri e padri in attesa di un piccolo cardiopatico, mi limito a fare il tecnico; soprattutto se devi spiegare che, per 4 o 5 mesi, non si può fare nulla".

Esiste un’alternativa?

"Sì, correggere la malformazione prima che il bambino nasca".

Ma è possibile?

"Stiamo lavorando in via sperimentale e siamo riusciti a portare un microscopico catetere fino al cuore di feti di pecora, oltrepassando la naturale Bruno Murzi dell’Ospedale barriera dell’utero materno e del torace del feto, e impiantarci cellule staminali. Dobbiamo ora verificare se queste cellule si fermano nelle coronarie e vedere se potranno risolvere le patologie congenite".

I tempi?

"Se ci daranno fondi (a questa ricerca collaborano anche il Sant’Anna di Pisa e l’Università di Bologna), un paio d’anni".

Che speranze ha di farcela un bimbo malato di cuore?

"Diciamo che oggi un bambino cardiopatico ha l’85% di possibilità di fare una vita normale. Sono veramente poche le patologie che non possano essere corrette chirurgicamente".

I trapianti?

"Sia chiaro che il trapianto non è una guarigione. Non per l’intervento in sé, che ormai facciamo tranquillamente, ma per le terapie indispensabili".

L’Ospedale del Cuore si trova a Montignoso, vi sentite decentrati?

"Avremmo qualità che potrebbero essere sfruttate adeguatamente dal sistema sanitario per farci crescere di più. In Italia si fanno 3500/4000 interventi di cardiochirurgia pediatrica ogni anno (da noi circa 250), suddivisi fra 15 centri di eccellenza pediatrica. Troppi. In Gran Bretagna, ad esempio, 12 li hanno ridotti a 6: una razionalizzazione indispensabile anche nel nostro Paese".

Che potrebbe concentrare in un unico Polo anche Meyer e Pasquinucci?

"La collaborazione con Lorenzo Mirabile, responsabile dell’Endoscopia respiratoria dell’ospedale fiorentino, è già in corso. Pochi sanno che siamo l’unico gruppo in Italia che operi neonati sulla trachea, uno dei quattro esistenti in Europa".

I confini delle vostre sale operatorie vanno ben oltre la Toscana…

"L’ospedale ha rapporti di collaborazione con Albania, Yemen, Eritrea, Libia, Kosovo, Croazia, Serbia, Macedonia, Algeria: in assenza di diagnosi prenatale i piccoli cardiopatici non vengono curati fino al giorno in cui l’intervento diventa l’unica salvezza".