La forza di Luca, un corpo ferito che interrogava politici e scienziati

di Gaia Carretta

Ieri mattina è morto Luca Coscioni. Abbiamo chiesto un suo ricordo a Gaia Carretta, membro della giunta dell’associazione che porta il suo nome.

Come si fa a pensare che ora Luca Coscioni non c’è più, talmente malato da sembrare immortale? Luca era tutta la forza che, in quelle braccia deboli e immobili, in quella voce metallica, serviva per irrompere nella politica di oggi contro i proibizionismi sulla scienza. Luca gridava e scalciava, imponeva il proprio essere e il proprio modo di fare per una battaglia che era diventata la sua vita e quella di tutti i radicali e di tutta l’Associazione Coscioni che per anni hanno lottato con lui, per essere sua voce, sue braccia e suo strumento.

Dalla sua sedia a rotelle, che anno dopo anno diventava sempre più parte integrante del suo corpo, Luca è riuscito a parlare al mondo, è riuscito a imporre che la ricerca scientifica diventasse argomento che la politica aveva il dovere di affrontare. Nel 1995 scopre di essere affetto da sclerosi laterale amiotrofica, una malattia che colpisce le cellule che controllano la muscolatura volontaria. Si stava allenando per la maratona di New York e all’improvviso una gamba si blocca e non gli permette più di proseguire la corsa. Quella sarebbe stata la sua ultima corsa, ma sarebbe stato anche l’inizio di una nuova maratona, quella per la battaglia per la libertà di ricerca scientifica. Era l’ottobre del 2000 quando si candida nelle elezioni online del Comitato Nazionale dei radicali. Viene eletto e, alla prima riunione, tiene il suo discorso. Lo accompagna la moglie Maria Antonietta, la sola a saper leggere le sue labbra e a trasformare i suoni incomprensibili in parole. Luca la chiama “mio spirito”. Per la prima volta i radicali sentono parlare di proibizionismi sulla scienza, di scienza e politica e decidono di farne un programma per le elezioni politiche del 2001, in anticipo di 3 anni rispetto al referendum sulla legge 40/2004. Luca alle elezioni è capolista.

Il risultato è una disfatta: nessun eletto, ma non si arrende. La battaglia contro i proibizionismi sulla scienza prende corpo in un’associazione che si chiamerà “Associazione Luca Coscioni, per la libertà di ricerca scientifica”. Comincia la scalata di questa piccola associazione, che in pochi anni riuscirà a spaccare la politica. Dopo solo un anno sono migliaia le personalità del campo che firmano l’appello contro i proibizionismi sulla scienza e a loro si affiancano anche più di 100 premi Nobel.

Nel febbraio del 2004 il Parlamento italiano approva la legge 40/2004 sulla procreazione medicalmente assistita e nello stesso periodo alle Nazioni Unite si discute sulla messa al bando della clonazione umana, che prevede anche la messa al bando del trasferimento nucleare per fini terapeutici, erroneamente chiamata clonazione terapeutica. La battaglia si trasferisce anche sul fronte transazionale e viene convocata a Roma la Sessione Costitutiva del Congresso Mondiale per la Libertà di ricerca scientifica, che vedrà la partecipazione di scienziati, politici, bioeticisti da tutto il mondo.

Sul fronte nazionale l’Associazione Luca Coscioni, con Radicali Italiani, è la prima a scendere in piazza per la raccolta firme per il referendum abrogativo la legge 40. La campagna riporta la memoria indietro di 30 anni, quando la società si era divisa tra clericali e laici, quando la Chiesa aveva preso parte attiva per il referendum sul divorzio. Il 13 giugno si chiudono i seggi, la sconfitta è massacrante: solamente il 25 per cento degli italiani è andato a votare. I radicali ancora una volta non si arrendono e anche Luca si rialza. Il quarto congresso dell’Associazione viene convocato a Orvieto, la sua città. Era stato proprio Luca a volere che si tenesse lì. Dal suo sintetizzatore vocale detta la linea politica e punta tutto sulle prossime elezioni con la Rosa nel Pugno, sulla battaglia per la legalizzazione dell’eutanasia e sulla convocazione del Congresso Mondiale per la libertà di ricerca scientifica, che si sarebbe tenuto a Roma dal 16 al 18 febbaio.

Luca ogni giorno dava corpo alla politica e ha fatto del proprio corpo una battaglia di libertà. I suo occhi sono la cosa che più colpivano di lui, meglio di qualsiasi parola: riuscivano a parlare a tutti e a commuovere nel profondo, per la capacità che un uomo ha avuto di essere così grande, così forte da gridare al mondo la propria sofferenza e a trasformarla in arma per una battaglia di milioni di persone, malate e non, che in lui hanno creduto e che in lui si sono riconosciute. Grande per come ha vissuto “cacciato dai politici, onorato dai Nobel”, come lo ha ricordato Marco Cappato, segretario dell’Associazione.