di Donatella Barbetta
Palermo – Professor Massimo Trucco, nella cell factory inaugurata da poco a Palermo avete già dato il via ai trapianti di cellule?
«Certo. La settimana scorsa ci siamo tutti ‘mascherati’ e infilati le tute bianche che ci coprono dai piedi alla testa per un prelievo di staminali da midollo di un paziente colpito da infarto. Poi, con sottili cateteri, queste cellule sono state trasportate nella zona infartuata: sappiamo che favoriranno una rigenerazione delle cellule del muscolo cardiaco attraverso una cicatrizzazione dei tessuti e la formazione di nuove cellule. Nel paziente si avrà una guarigione più veloce e più soddisfacente dal punto di vista clinico. Mi piace sottolineare la stretta collaborazione con Cesare Scardulla e Angelo De Luca, rispettivamente cardiologo e capo della radiologia dell’ Ismett».
Quale altro progetto è già attivo?
«L’isolamento di epatociti, cellule del fegato, in questo caso da trapiantare su pazienti che sono in attesa del nuovo organo epatico. Le cellule vengono isolate da feti derivati da aborti spontanei o interruzioni di gravidanza entro il terzo trimestre -dietro il consenso informato della donna- e poi infuse nella milza. E’ una terapia ponte e non definitiva che può durare fino a tre settimane, nell’attesa del fegato da impiantare».
La cell factory avrà anche altri filoni di ricerca?
«Sì, le terapie cellulari permetteranno di curare pazienti diabetici, di riparare le lesioni della pelle e i danni non solo del cuore, ma anche del rene, oltre a venire in soccorso ai casi di insufficienza epatica».
Qual è la caratteristica principale del nuovo centro?
«Il fatto che nelle tre aree si può lavorare indipendentemente e parallelamente, insomma l’attività non viene mai interrotta. Anche per questo noi ci poniamo come punto di riferimento per il bacino del Mediterraneo, attendiamo commissioni, per lavorare i tessuti, anche dal Nord Italia e da altri laboratori europei. Con un corriere in poche ore riusciremo a consegnare le cellule trattate qui».
I laboratori di Palermo sono unici in Italia?
«A Roma e Milano ci sono centri con funzioni simili, ma di dimensioni molto più ridotte rispetto al nostro. La ‘fabbrica’ siciliana è simile a quella americana di Pittsburgh: lì c’è un laboratorio -uno è nella Biological science tower dell’Università, l’altro nell’Hillman cancer institute- dove lavoro ogni giorno, valutando quei protocolli che presto vorrei trasferire a Palermo»
Da Pittsburgh a Palermo. Professor Trucco, una scelta che sa di scommessa.
«No, perché manterrò gli impegni in America e all’inizio farò la spola, prima di trasferirmi definitivamente in Sicilia. Darò inoltre una mano ai ricercatori italiani che a loro volta potranno formarsi negli ospedali americani e poi tornare qui. Infine non cambierò del tutto ‘padrone’, visto che i laboratori dell’Ismett sono stati realizzati con un finanziamento di 6 milioni di euro dell’assessorato al Bilancio della Regione Sicilia, nel contesto del programma di sostegno dell’Information and cmmunication technology in cui è coinvolta anche l’Università di Pittsburgh».
«Certo. La settimana scorsa ci siamo tutti ‘mascherati’ e infilati le tute bianche che ci coprono dai piedi alla testa per un prelievo di staminali da midollo di un paziente colpito da infarto. Poi, con sottili cateteri, queste cellule sono state trasportate nella zona infartuata: sappiamo che favoriranno una rigenerazione delle cellule del muscolo cardiaco attraverso una cicatrizzazione dei tessuti e la formazione di nuove cellule. Nel paziente si avrà una guarigione più veloce e più soddisfacente dal punto di vista clinico. Mi piace sottolineare la stretta collaborazione con Cesare Scardulla e Angelo De Luca, rispettivamente cardiologo e capo della radiologia dell’ Ismett».
Quale altro progetto è già attivo?
«L’isolamento di epatociti, cellule del fegato, in questo caso da trapiantare su pazienti che sono in attesa del nuovo organo epatico. Le cellule vengono isolate da feti derivati da aborti spontanei o interruzioni di gravidanza entro il terzo trimestre -dietro il consenso informato della donna- e poi infuse nella milza. E’ una terapia ponte e non definitiva che può durare fino a tre settimane, nell’attesa del fegato da impiantare».
La cell factory avrà anche altri filoni di ricerca?
«Sì, le terapie cellulari permetteranno di curare pazienti diabetici, di riparare le lesioni della pelle e i danni non solo del cuore, ma anche del rene, oltre a venire in soccorso ai casi di insufficienza epatica».
Qual è la caratteristica principale del nuovo centro?
«Il fatto che nelle tre aree si può lavorare indipendentemente e parallelamente, insomma l’attività non viene mai interrotta. Anche per questo noi ci poniamo come punto di riferimento per il bacino del Mediterraneo, attendiamo commissioni, per lavorare i tessuti, anche dal Nord Italia e da altri laboratori europei. Con un corriere in poche ore riusciremo a consegnare le cellule trattate qui».
I laboratori di Palermo sono unici in Italia?
«A Roma e Milano ci sono centri con funzioni simili, ma di dimensioni molto più ridotte rispetto al nostro. La ‘fabbrica’ siciliana è simile a quella americana di Pittsburgh: lì c’è un laboratorio -uno è nella Biological science tower dell’Università, l’altro nell’Hillman cancer institute- dove lavoro ogni giorno, valutando quei protocolli che presto vorrei trasferire a Palermo»
Da Pittsburgh a Palermo. Professor Trucco, una scelta che sa di scommessa.
«No, perché manterrò gli impegni in America e all’inizio farò la spola, prima di trasferirmi definitivamente in Sicilia. Darò inoltre una mano ai ricercatori italiani che a loro volta potranno formarsi negli ospedali americani e poi tornare qui. Infine non cambierò del tutto ‘padrone’, visto che i laboratori dell’Ismett sono stati realizzati con un finanziamento di 6 milioni di euro dell’assessorato al Bilancio della Regione Sicilia, nel contesto del programma di sostegno dell’Information and cmmunication technology in cui è coinvolta anche l’Università di Pittsburgh».