La dieta Storace

Di Sebastiano Messina

Passi che pretenda di dare a Fini lezioni dì democrazia. Passi che tenti di farci credere di aver abbassato i prezzi dei medicinali. Passi che si metta a fumare nella sala del Consiglio dei Ministri. Ma l’idea che Francesco Storace voglia insegnarci come restare magri è un insulto, prima che alla regione, alla vista degli italiani. D’accordo: se Berlusconi scaglia filippiche contro l’evasione fiscale, e l’uomo della patente a punti confessa candidamente di superare i 150 all’ora, non dovr emmo meravigliarci se un ministro grasso e grosso lancia una campagna contro l’obesità. Ma Storace, come sempre, esagera. Pretende di firmare addirittura un decalogo per la nostra magrezza, rimpiazzando le patatine fitte con patatine autarchiche e sostituendo nei distributori delle scuole le merendine al cioccolato con snack a base di frutta e verdura (vedo gia le file). Lasci perdere, ministro. Era più credibile, e più simpatico, quando tesseva ispirato le lodi dei bucatini all’amatriciana, della coda alla vaccinara, della trippa alla romana e dei fagioli con le cotiche. Una conversione così repentina alle virtù delle diete non convince nessuno. Se proprio vuol dare il suo contributo alla campagna salutista, si faccia ritrarre in costume da bagno: servirà per la foto prima della cura.