Negli ultimi tre giorni chi, come me, sostiene da sempre il pensiero laico e la sua libertà nel nostro Paese, ha ricevuto due annunci in contrasto stridente fra loro. Da un lato, una buona notizia: il Papa giustifica l’uso del preservativo come atto di responsabilità verso la vita propria e altrui, in quanto strumento utile per frenare l’Aids. Dall’altro, una cattiva: tre ministri del governo firmano una circolare che rende illegittimi i registri per le dichiarazioni anticipate di trattamento – o testamento biologico – che della responsabilità della vita sono un’espressione adottata dalla maggior parte dei Paesi civili avanzati e non osteggiata dalle religioni.
Possibile, ci siamo chiesti in molti, che nel nostro Paese la Chiesa sorpassi a sinistra il governo in tema di libertà di pensiero? Certo, va detto che questo Papa, uomo di cultura straordinaria, ha compiuto un passo avanti intellettuale molto coraggioso, che gli ha fatto guadagnare anche il plauso meritato dell’Onu. Benedetto XVI ha dimostrato infatti come il rispetto dei diritti umani, e prima di tutto il diritto alla salute e alla vita, possono incrinare la rigidità dei dogmi. Già dieci anni fa io stesso ho avuto un dibattito con il cardinal Ruini sull’obbligo per il cattolico di non usare il preservativo, anche se il partner è malato di Aids. Ma fu difficile arrivare allora a una posizione comune sulla tutela della propria salute e della propria vita. Tuttavia, se è facile comprendere la difficoltà di un vescovo ad accettare il principio di responsabilità della vita (che si oppone concettualmente al principio della sua sacralità, in quanto dono e proprietà di Dio), non è altrettanto facile capire la facilità con cui tre rappresentanti del governo dichiarino illegittimo uno strumento che esprime il diritto all’autodeterminazione, riconosciuto dalla nostra Costituzione.
Il testamento biologico non è altro che l’estensione del consenso informato alle cure, che è un diritto riconosciuto dalla Convenzione di Oviedo, a cui il nostro Paese aderisce, e che applica l’articolo 31 della Costituzione italiana: nessun trattamento può essere imposto per legge. In nessuno ospedale oggi qualcuno mi può tagliare una gamba contro la mia volontà, e allo stesso modo nessuno mi può cacciare un ago in una vena o infilarmi un sondino nel naso se io non do il mio consenso a farlo. Tutti accettiamo questo principio costituzionale, da cui ci sentiamo tutelati come individui. Se però questo principio è accettato e gradito nel caso in cui io possa esprimere di persona la mia volontà, non c’è ragione logica per cui non debba essere accettato nel caso in cui, per sopravvenuta incapacità di intendere e di volere, io non possa più dar voce al mio pensiero e al mio volere.
Quindi, il biotestamento ha di per sé un valore giuridico e una legge che lo regoli sarebbe auspicabile come segno di civiltà, ma non è necessaria. Piuttosto che una legge anticostituzionale, è meglio nessuna legge. Chi ha preparato il proprio testamento biologico, come me, è protetto dalla Costituzione italiana.
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