Rispolverando vecchi slogan degli Anni Settanta l’Osservatore Romano è sceso in campo ieri contro la ripresa della sperimentazione della pillola per l’aborto. «Ancora un atto contro la vita, ancora una volta la scienza viene messa al servizio della morte, mentre si evidenziano sempre più le radici comuni della contraccezione e dell’aborto, ”come frutti di una medesima pianta”» ha scritto il giornale vaticano criticando la decisione del comitato etico del Piemonte di dare il via libera alla ricerca interrotta da Storace.
«Si vuole che l’aborto diventi sempre più facile contraccezione, la più tragicamente efficace – si legge ancora – si è ormai arrivati ad un tale oscuramento delle coscienze da ritenere atto di libertà l’uccidere il più indifeso degli innocenti». Intorno alla condanna delle gerarchie cattoliche – è di due giorni fa l’appello, lanciato dal Sinodo dei vescovi dal nuovo prefetto della Congregazione della Dottrina della fede, monsignor Joseph Levada, a non votare i politici che non osteggiano l’interruzione volontaria di gravidanza – si coagula il fronte antiabortista. Con il senatore Riccardo Pedrizzi (An), pronto ad inscrivere la RU486 tra i «vari pesticidi anti-umani» come la pillola del giorno dopo, e a dichiarare che non è «regalando alla donna la pillola RU 486 che le si garantisce la libertà e la dignità: la vera liberazione della donna è liberarsi dall’aborto, chimico o chirurgico che sia». Durissime le critiche partite dal fronte opposto. Per il coordinatore dei Giovani comunisti Michele De Palma, l’Osservatore Romano usa «parole di morte e di terrore» e «non accetta che l’interruzione di gravidanza è un diritto (regolato dalla legge italiana) che non può essere messo in discussione». Barbara Pollastrini, responsabile donne dei Ds, si dice allarmata dall’uso di «toni e contenuti così duri, anacronistici e punitivi da parte delle autorità ecclesiastiche». La parlamentare stigmatizza poi «il tentativo di rivincita e l’ossessione nei confronti della libertà e della responsabilità delle donne, di cui la legge 194 sull’interruzione volontaria di gravidanza è frutto». Per Vannino Chiti della segreteria nazionale Ds, l’intervento del giornale della Santa Sede «giudica e divide, anzichè sforzarsi di riflettere comprendere e fare riflettere». Per Laura Cima, dei Verdi, quella della Chiesa è una «aggressione alle donne che riporta indietro tutta la nostra società: la legge 194 tutela la maternità consapevole e libera, è stata un punto di mediazione sociale che ha funzionato». Dal reparto di ginecologia del Sant’Anna di Torino, la terra degli infedeli verso cui sono puntate le armi della nuova crociata si dice «stupito dell’accanimento della Chiesa» Silvio Viale, il medico che è tra i promotori della ricerca, e che fino a ieri era preoccupato soprattutto dell’arrivo di nuove ispezioni ministeriali. L’attacco, invece, è arrivato direttamente dal Vaticano. Storace, dal canto suo ha fatto invece sapere che «Non ci sarà ostruzionismo». «Stiamo aspettando che ci mandino il nuovo protocollo – ha affermato il ministro – non ho posto questioni legate alla morale ma semplicemente di salute della donna. E se la donna ha vicino un medico credo che la sperimentazione si possa fare».