La Cassazione apre sull`eutanasia «Quando si può staccare la spina»

ROMA – La Corte d`appello di Milano dovrà fare un altro processo per Eluana Englaro, la ragazza di Lecco in coma da 15 anni. E l`Italia dovrà fare i conti con la sentenza della Cassazione che quel nuovo processo ha voluto. t scritto chiaro nel dispositivo della prima sezione civile: il paziente non ha il dovere di vivere. O se vogliamo: ha il diritto di sacrificare la sua vita. Con molti paletti, per carità. Ma è la prima volta che la Suprema Corte sancisce che morire può essere un diritto. E’ successo ieri. E per spiegare la sentenza (la 21748/07) sono servite sessanta pagine ai giudici togati. Il caso che l`ha scatenata è quello di Eluana: vive da 15 anni in coma vegetativo e suo padre, Beppino, ha scalato tutti i gradi della legge per chiedere di staccare la spina ai macchinari che la tengono in vita. t arrivato in Cassazione, appunto. Ed è qui che appena dieci giorni fa il procuratore generale si era sgolato in una arringa per chiedere il rigetto del ricorso di papà Beppino. Inutilmente, ha sancito la sentenza di ieri. Perché la Suprema Corte ha deciso che vada rifatto il processo di appello, e pure in una sezione diversa di quella che a Milano aveva deciso che quella spina non si poteva staccare.Una sentenza coraggiosa. Ma anche molto molto precisa: il paziente, infatti, ha il diritto di morire soltanto se si verificano due requisiti, contemporaneamente. Ovvero: la sua condizione di stato vegetativo deve essere irreversibile, in base a un rigoroso apprezzamento clinico, e non ci deve essere alcun fondamento medico che lasci supporre la benché minima possibilità, sia pure flebile, di un qualche recupero di co- scienza. E in più: l`istanza deve essere realmente espressiva della volontà del paziente, in base ad elementi di prova chiari, concordanti e convincenti. Ha detto anche un`altra cosa questa sentenza della Cassazione, che il ministro Livia Turco ha definito «innovativa ed equilibrata»: l`idratazione e l`alimentazione artificiali con sondino nasogastrico non costituiscono, in sé, una forma di accanimento terapeutico. Sono, tuttavia, un trattamento sanitario. E dunque possono essere sospesi. Anche questa è una novità.

Farà discutere questa sentenza dove c’è pure una «bacchettata» al Parlamento: lamenta, infatti, un vuoto normativo in materia. Per questo la Suprema Corte si è sentita di dover dare un`immediata tutela. E per questo ieri si è immediatamente acceso il dibattito. Da una parte c`è chi da tempo va chiedendo una legge sul testamento biologico. I radicali, in prima linea, che ieri hanno fatto sentire la loro voce con Marco Cappato. Ma anche Luigi Manconi, sottosegretario alla Giustizia: «Urge una normativa in materia di dichiarazione di anticipata volontà che possa dare piena attuazione all’ articolo 27 della Costituzione». E anche Chiara Moroni, di Forza Italia, che ha parlato di «politica codarda», invocando una legge. Dall`altra parte, nello stesso partito, c`è l` azzurra Maria Burani Procaccini che attacca la sentenza della Cassazione «ambigua e invasiva», insieme con Paola Binetti, senatrice del Partito democratico, che non esita: «Eluana deve morire di morte naturale. A mio parere nulla deve essere fatto per accelerare la morte».