La bioeccezione francese

bioeticaL’Italia dovrebbe fare come la Francia e darsi una piattaforma bioetica
Dopo sei mesi di consultazioni e di audizioni pubbliche, e dopo i tre grandi forum popolari che si sono svolti nelle ultime settimane a Marsiglia, a Strasburgo e a Rennes, stamattina si chiudono a Parigi gli stati generali della bioetica, voluti dal governo Sarkozy/Fillon in preparazione della riforma (prevista per il 2010) della legge che in Francia regola temi come la procreazione medicalmente assistita, i test genetici, la ricerca sulle staminali embrionali, la diagnosi prenatale e preimpianto, il trapianto di organi.

L’idea che la bioetica e la sua traduzione in scelte legislative non siano qualcosa da lasciare ai manovratori della politica politicante, ma al contrario richiedano la più ampia dose possibile di approfondimento e di condivisione nella società, in Francia ha trovato tutti d’accordo. Oggi, nel colloquio pubblico che sarà introdotto dal coordinatore degli stati generali, il deputato Jean Leonetti, e che sarà concluso dal ministro della Salute, Roselyne Bachelot-Narquin, si avrà la prima sintesi di quella che appare come un’iniziativa senza precedenti in Europa. Un’iniziativa che ha riservato molte sorprese, a cominciare dal livello di attenzione e anche di allarme dimostrato da comuni cittadini rispetto alla prospettiva di introdurre la pratica dell’utero in affitto, oppure all’estensione della diagnostica prenatale e preimpianto. Si va profilando, in forma abbastanza imprevedibile fino a qualche mese fa, una sorta di "eccezione francese" in tema di bioetica, che distanzia la Francia decisamente sia dalle esperienze di paesi come la Spagna e la Gran Bretagna, dove la biopolitica è appiattita sulla logica autoreferenziale degli "esperti", sia dall’Italia, dove il dibattito bioetico riesce tutt’al più a inseguire la cronaca. Ma l’eccezione francese, così ben evidenziata dagli stati generali della bioetica, nasce anche da personaggi come il biologo Jacques Testart, l’ex presidente del Comitato di bioetica Didier Sicard, la psicoanalista Sylviane Agacinski. E soprattutto la loro voce di laici, in una situazione in cui quella della chiesa suona flebile e minoritaria, a dare la sveglia sui falsi progressi promessi dalla tecnoscienza disumanizzante.