Nella scorsa settimana – nella imminenza del passaggio in Aula, alla Camera, del ddl sul testamento biologico – si sono registrate molte e autorevoli prese di posizione contro il ddl, e non solo da parte dei laici, di esponenti del centro sinistra e delle associazioni che si battono per i diritti civili. All’appello di Stefano Rodotà e a quello di Roberto Saviano (ai quali hanno aderito centinaia di esponenti della cultura) si è aggiunto il punto di vista dei chirurghi: il 75% dei quali, secondo una indagine della loro associazione professionale, ha sconfessato la legge sul punto più delicato, affermando che nutrizione e idratazione artificiali sono terapie e quindi possono essere rifiutate con le dichiarazioni anticipate di trattamento. Ma il fatto più significativo è che anche personalità come Giuliano Ferrara, il ministro Bondi e il portavoce del PDL Capezzone hanno preso posizione contro la legge, in particolare contro la disposizione che rende la legge palesemente incostituzionale in quanto viola l’articolo 32 della Costituzione (“Nessuno può essere obbligato ad un determinato trattamento sanitario”).
Insomma, in un momento reso ancor più difficile per il nostro Paese dalle vicende internazionali, sembrava che al fatidico confronto in Parlamento si potesse giungere senza eccessive forzature e reciproci anatemi.
E invece il Vaticano ed i suoi ascari politici hanno scatenato una reazione – verrebbe da dire una Vandea – incredibile sia per la violenza dei toni sia per la falsità e la malafede delle affermazioni. Ne faccio una rapida sintesi, in ordine cronologico.
Comincio con un articolo su L’Avvenire di Francesco D’Agostino, insigne (?) giurista cattolico. “I morenti – scrive D’Agostino – gli anziani, gli abbandonati non sono illuministi; quello che davvero vogliono non è che si renda ossequio alla loro volontà, il più delle volte incerta, mutevole, dubbiosa; semplicemente non vogliono essere lasciati soli, vogliono essere "curati". Indurre i medici ad abbreviare la vita degli anziani, dei lungodegenti, dei malati terminali, vincolandoli a "rispettarne" lamenti, recriminazioni, richieste fatte in tempi lontani, esasperate da stati emotivi e carenti di adeguata informazione è un rischio che non possiamo correre e contro il quale il disegno di legge sul fine vita prende fermamente posizione, il che basta a renderlo apprezzabile”. Chi segue da tempo gli scritti di D’Agostino non si stupisce di questa affermazione inaudita (“indurre i medici ad abbreviare la vita”) né dei toni, che ricordano le pagine più cupe di Dickens o di Zola. Già nel 2006, dinanzi ad una indagine della Commissione Europea che dimostrava come nei paesi in cui l’eutanasia era legale non si fossero verificati eccessi di alcun tipo, così scriveva: “A me sembra che l’obiettivo di chi sostiene questi principi (n.d.r.: l’eutanasia) sia liberarsi dei malati terminali oppure dei malati che costano troppo, come i neonati con spina bifida”.
Il senatore Buttiglione, vice presidente del Senato, contesta che vi sia violazione dell’articolo 32. “Ecco – scrive tra molte altre sciocchezze il soi disant filosofo – il testo abbreviato e falsificato (n.d.r.: i falsificatori sarebbero Rodotà ed altri estermisti) : <Nessuno può essere obbligato a un determinato trattamento sanitario>. Ecco il testo autentico: <Nessuno può essere obbligato a un trattamento sanitario se non per disposizione di legge>”. Evidentemente il senatore ignora che l’inciso “se non per disposizione di legge” è stato aggiunto dai Costituenti (come risulta dai documenti ufficiali) avendo in mente eventi straordinari come epidemie e conseguenti necessità di vaccinazioni obbligatorie. Del resto, il livello di cultura e di sensibilità del senatore ci è ben noto. Ricordo il giorno in cui in un convegno definì assassini quanti avevano aiutato Welby a morire, incurante della presenza della moglie e della sorella di Piergiorgio. Così come ricordo che la Commissione Europea, in cui Berlusconi lo aveva incautamente designato cone commissario per la Giustizia, ce lo rispedì a casa a stretto giro per le sue posizioni, ritenute inaccettabili, sugli omosessuali e sulle donne.
Anche il ministro Sacconi prefigura stragi degli innocenti, come se le dichiarazioni anticipate di trattanento non fossero redatte, eslusivamente per se stessi, da persone nel pieno delle loro capacità mentali, ma gestite da una non meglio precisata “società”: “Sarebbe colpevole……..quella società che di fronte alla demenza senile dell’anziano o a uno stato di incoscienza prolungato da trauma consentisse una soluzione eutanasica. E’ proprio di fronte alle condizioni più gravi di fragilità che una società vitale si deve dimostrare capace di amore e di solidarietà”. Del resto Sacconi – che assieme al ministro della sanità Fazio e al sottosegretario Roccella non ha ottenuto se non spiccioli per le cure palliative, per le quali siamo ultimisssimi in Europa – verrà ricordato come l’autore di un tentativo agghiacciante: un decreto che avrebbe voluto impedire per legge ad Eluana di trovare finalmente riposo dopo 17 anni.
Questa offensiva degli integralisti cattolici non si ferma peraltro al testamento biologico. In pochi giorni il sottosegretario Roccella ha ottenuto dal Comitato Nazionale di Bioetica (di nomima governativa) un parere secondo il quale ai farmacisti deve essere riconosciuta, per la vendita della “pillola del giorno dopo”, la possibilità della obiezione di coscienza.
Ma anche su altri temi bioetici – i diritti degli omosessuali e l’aborto – la Vandea ha colpito duro, e questa volta per bocca dei suoi rappresentanti più alti.
Il presidente Berlusconi – dopo aver affermato che solo la scuola privata assicura una educazione conforme al credo dei genitori – forse per far dimenticare la sua imputazione per prostituzione di minorenni, si è scagliato contro gli onosessuali: “Mai – ha giurato solennemente – finchè governeremo noi, la famiglia tradizionale sarà equiparata alle unioni gay, mai permetteremo l’adozione ai gay o ai single”. Un impegno privo di ogni aggancio con l’attualità, visto che tutta la tematica delle unioni di fatto è stata vergnosamente abbandonata, da oltre due anni, dall’intero ceto politico italiano, cemtro sinistra in testa.
Infine il Papa – che dovrebbe da un lato occuparsi degli scandali di casa sua, dall’altro preoccuparsi per la tragedia umanitaria che si sta svolgendo in Libia e altrove – non solo si esibisce in un ennesimo attacco all’aborto ma attacca frontalmente i medici: “La donna – afferma il Papa – viene spesso convinta, a volte dagli stessi medici, che l’aborto non solo rappresenta una scelta moralmente lecita ma persino un doveroso atto terapeutico per evitare sofferenze al bambino e alla sua famiglia, e un ingiusto peso alla società”. Ora, se condannare l’aborto rientra nelle facoltà del Papa, accusare i medici di essere “i persuasori occulti” significa non solo mentire ma anche irrompere negli affari italiani con una palese violazione del Concordato. Ed è penoso constatare da un lato il silenzio dell’Ordine dei medici, dall’altro la mancata reazione dei nostri vertici istituzionali. Senza tirare in ballo il Capo dello Stato – che ha già il suo bel da fare per tenere l’attività del governo e del Parlamento negli argini della Costituzione – vorrei capire perché non sentano il dovere di una risposta – pacata ma ferma – nemmeno quei rappresentanti delle Istituzioni che proclamano (Gianfranco Fini, vice presidente del Senato) o di cui sono noti (Emma Bonino, vice presidente del Senato) il senso dello Stato e della sua laicità.
© 2011 Associazione Luca Coscioni. Tutti i diritti riservati