Riscrivere una particolare porzione di Dna a nostro piacimento. Ovvero correggere la mutazione genetica, anziché sostituirla. È quanto è riuscito a fare per la prima volta un gruppo di ricercatori dell’Istituto San Raffaele-Telethon per la terapia genica di Milano in collaborazione con la californiana Sangamo BioSciences. «La novità è tutta nella tecnologia – precisa Luigi Naldini, condirettore dell’Istituto milanese e coordinatore dello studio, pubblicato ieri su Nature Biotecnology -. Non più di un anno fa la biotech Usa aveva sviluppato un nuovo approccio alla terapia genica: una sorta di chirurghi molecolari capaci di legarsi al Dna tagliandolo in un punto specifico. Ciò che mancava era il vettore capace di trasportare 1’"équipe micro-operatoria" a destinazione. Noi, attraverso un particolare virus modificato, siamo riusciti a introdurre contestualmente sia la copia di Dna da modificare sia il kit di chirurghi molecolari, riuscendo così a riscrivere una sequenza di Dna in cellule staminali umane». La tecnica è decisamente una svolta nel campo della terapia genica, in quanto verrebbero superati due limiti non trascurabili.
«A oggi continua Naldini – per curare i difetti genetici si introduce nella cellula un gene terapeutico ricostruito. Non essendo però l’originale, il sostituto potrebbe non svolgere perfettamente il tipo di controllo a cui è deputato. In più, andando a collocarsi in maniera casuale, potrebbe creare problemi. È evidente che se ripariamo il gene autentico questi inconvenienti sono superati». Ma il team milanese aveva un obiettivo più ambizioso: l’idea era di migliorare il gene targeting, il metodo di cui si è molto parlato a proposito del premio Nobel appena assegnato a Mario Capecchi. «Grazie al gene targeting – spiega Naldini -il ricercatore può scegliere come e quali sequenze di Dna del genoma vuole cambiare. Ma al momento l’efficienza di questo metodo è molto bassa, cioè soltanto una cellula su un milione incorpora la sequenza voluta; di conseguenza, è una tecnica che si può usare solo in casi particolari». La tecnica del San Raffaele, combinata con quella californiana, fa invece crescere la percentuale di successo fino al 5o% delle cellule trattate. Ora occorre attendere i risultati relativi alla sicurezza della chirurgia molecolare del Dna: se tutto andrà bene, tra 4-5 anni inizierà la sperimentazione sull’uomo.