Tra i ”mezzi” più comuni per togliersi la vita vi sono l’impiccagione o altri, non meno atroci, per i quali l’Istat trova formule eufimistiche quali “investimento” (nel caso di chi decide di gettarsi sotto le ruote di un treno o di una metropolitana) o “precipitazione” (per chi si lancia nel vuoto da un viadotto o da una finestra della propria casa). Quest’ultimo è il “mezzo” con il quale, nel 2004, mio fratello Michele, malato terminale di leucemia, decise di por fine alle proprie sofferenze. Penso che questi atroci dati dovrebbero suscitare qualche dubbio o almeno un po’ di pietà tra gli oppositori dell’eutanasia e indurre i suoi sostenitori ad intensificare la loro azione.
Il Presidente della Commissione Sanità del Senato, Ignazio Marino, che pure è favorevole ad una buona legge sulla eutanasia, ritiene che serviranno almeno due anni per giungere alla sua approvazione. Al momento, per almeno altri duemila malati, la sola soluzione possibile è il suicidio. Questa è la vera “strage degli innocenti”, non quella che paventano, in malafede, i nemici della eutanasia.
Carlo Troilo
Noi discutiamo, ci confrontiamo, spacchiamo il capello in quattro e intanto il povero Piergiorgio Welby, morto nel corpo ma lucidissimo nella mente, assapora ogni giorno, minato dopo minuto, tutta la profondità della sua disperazione, urla muto il suo desiderio di morire, immobile nel suo letto ascolta il sibilo della macchina che soffia implacabile aria nei suoi polmoni, passa le sue giornate aspettando che qualcosa succeda.
Un po’ di pietà, invoca Carlo Troilo. Sappiamo purtroppo che non c’è pietà in chi è accecato da un ‘ideologia o da una fede. Eppure la signora Marlis Ingemey mi ricorda da Pisa che il Parlamento italiano ha ratificato (legge n. 145 del 28.3.2001) la ‘Convenzione sui diritti dell’uomo e la biomedicina’, approvata dal Consiglio d’Europa a Oviedo il 4.4.1997, che recita all’art. 5: “Nessun intervento in campo sanitario può essere effettuato se non dopo che la persona a cui esso è diretto abbia dato un consenso libero e informato … La persona a cui è diretto l’intervento può in ogni momento ci tirare liberamente il proprio consenso”.
E’ quanto, ha fatto Welby chiedendo il “distacco dal ventilatore polmonare” alla cui applicazione aveva a suo tempo acconsentito. Il Presidente dell ‘Ordine dei Medici, Amedeo Bianco, ha risposto che se il medico accettasse, “in questi termini”, la richiesta di Welby, violerebbe il Codice penale e quello deontologico. Cosa avrà inteso il dottor Bianco precisando “in questi termini”? Welby avrebbe dovuto chiedere solo “il distacco dal ventilatore polmonare” evitando di aggiungere “sotto sedazione terminale”? Dovrebbe rassegnarsi a ulteriori, atroci sofferenze in nome del dovere di vivere ancora per qualche ora o giorno la tragica parodia di vita che da anni sopporta?
Corrado Augias