L’autodeterminazione negata

di Lanfranco Palazzolo

Mina Welby; moglie di Piergiorgio, nota l’assenza di una volontà per scrivere la legge sul testamento biologico
Sono molto perplessa. La politica è troppo divisa. Lo denuncia Mina Welby. La moglie di Piergiorgio Welby continua la battaglia sul testamento biologico denunciando l’assenza di una volontà politica per cambiare le cose.

Mina Welby, cosa sta cambiando sul testamento biologico e come ha reagito la politica dopo la morte di Piergiorgio?

"Vedo una grande determinazione da parte del Presidente della Commissione sanità del Senato Ignazio Marino. Ma da come si sono messe le cose, soprattutto negli ultimi tempi, sono molto perplessa. Di politica capisco ben poco. Ma da quello che si vede scritto sui giornali non capisco cosa si voglia fare. Pare che l’opinione pubblica sia molto ben disposta a discutere e ragionare sul testamento biologico e sull’autodeterminazione della persona alla fine della vita. Questo vale anche per la scelta e per il trattamento nelle cure da seguire. Credo che la politica dovrebbe essere più attenta a queste cose e alla volontà dei cittadini. Da allora c’è stato un lento cambiamento. La politica ha fatto un tira e molla tra coloro che vogliono innovare e chi non vuole cambiare nulla".

Cosa manca per migliorare il confronto politico?

"Ci vorrebbe più dialogo e più ascolto con gli altri. E magari dei convegni dove ci sono tutte e due le parti che non discutono soltanto a senso unico. Non vedo la volontà politica di andare avanti e intraprendere un cammino sulla legge che riguarda il testamento biologico. Molti politici sono orientati verso il `No` al testamento biologico. Questa è una cosa trasversale e non è assolutamente legata ai confini della destra, perché anche in questo schieramento ci sono esponenti che vogliono una legge. Nella sinistra ci sono esponenti che non vogliono questa legge. Quindi è un tira e molla. Non vedo dove sia l’incapacità. Credo più nel dialogo per poter determinare una linea politica nuova che oggi appare come proibitiva. Trovo che nella politica si siano imposti dei modi di pensare che non sono laici".

Alcuni tornano a chiedere una nuova disobbedienza civile.

"A me non sembra una strada possibile. Adesso ho visto come è andato a finire il caso dei dottor Mario Riccio (l`anestetista che staccò la spina. Il giudice non ha archiviato il caso). Dove la giustizia non è più d’accordo ci sono rotture profonde. I giudici non capiscono. Non si tratta di un problema legato alle norme o alle convinzioni personali del giudice".

Che cosa condivide delle linee programmatiche dell’Associazione Luca Coscioni?

"Condivido la relazione che è stata esposta nel corso del Consiglio generale dell’associazione (11-12 giugno). Quando abbiamo intrapreso il cammino con Welby tutto ha funzionato. L`unica cosa che Piergiorgio Welby non ha potuto fare è stato di continuare questa battaglia in vita. Non cèè riuscito perché non ce la faceva più a sopportare il dolore. Stava troppo male. Le cose sono andate così.