«Io, tetraplegico e le staminali»

Lettera di Sergio Giucastro, fondatore dell’Associazione italiana mielolesi.

Ho 48 anni e da 33 sono diventato tetraplegico a seguito di un tuffo in mare con fondale basso. Chi legge, per intendermi, può assimilarmi a C.Reeve, A. Fogar o al protagonista del film “Mare dentro”. Non sono, quindi, un malato, ma una di quelle duemila persone, per lo più giovani, che annualmente in Italia si rompono “l’osso del collo” a seguito di incidenti o infortuni. Quindi, sono più che mai interessato ai referendum del 12 e 13 giugno e alla ricerca scientifica su cellule staminali. Non riesco a differenziare le staminali adulte dalle embrionali perchè non riconosco a queste ultime alcun valore di vita umana. E io allora, cosa sono? Posso essere paragonato o assimilato ad un essere umano che per intravederlo devo avvalermi di un microscopio?

Alla vita sulla carrozzina ci si abitua senza accettarla come fatto compiuto. Potrei fare un lungo elenco dei miei muscoli che non funzionano e uno brevissimo di quelli che funzionano. Verrei accusato di strumentalizzare il mio handicap. Ma non acceto il terrorismo ideologico di chi, in nome della vita (quale e di chi), prospetti scenari apocalittici come “rischi di selezione genetica”, il “ritorno al Far West”. Qualcuno sa indicarmi un un sondaggio o uno studio su mamme italiane che anelino al figlio alto, biondo, con gli occhi azzurri? qualcuno mi sa spiegare perchè si debbano escludere a priori le potenzialità della ricerca sulle cellule staminali embrionali?

Ai cattolici propongo una breve gita presso i centri di riabilitazione tra i disabili (e i loro parenti – veri eroi) che, dopo il trauma, tentano di imparare ad abituarsi per il resto della vita a una carrozzina. Almeno potranno capire che la vita non è quella che si intuisce a un microscopio. Ai disabili, anche a quelli come il sottoscritto non più in grado di stringere una penna in mano, consiglio di recarsi il 12 e 13 giugno alle urne per apporre 4 sì. Agli spiriti laici propongo di stare sempre e comunque dalla parte dell’essere umano anche se storpio, malato, handicappato.