Il prossimo 12 giugno, con una scelta a favore del voto contro l’astenzione, Esmail Mohades andrà a votare. Ci andranno anche gli altri iraniani in possesso della cittadinanza italiana; la più giovane ha diciottanni appena compiuti, tra i più anziani (si fa per dire) c’è l’ingegnere Mohades che di anni oggi ne ha quarantasette.
Musulmano sciita nel privato, iraniano laico in politica, cittadino italiano. Un’identità complicata, ne convieni…che cosa ti colpisce di più, in questa campagna referendaria?
«L’atteggiamento della Chiesa, anzi delle gerarchie religiose. Mi spiego. Come musulmano ho sempre avuto molta curiosità nei confronti della Chiesa cattolica, mia moglie è cattolica, quindi tra noi il confronto è pane quotidiano da tantissimi anni! Mi ha sempre interessato capire, conoscere; ho rispetto e attenzione per il punto di vista ecclesiale su ogni tema della vita umana. Quindi, non contesto che la Chiesa cattolica possa esprimere un punto di vista, contesto i toni da crociata che sento in giro da parte di tanti che ad essa fanno riferimento. Tra tutte le contraddizioni che ho notato nel fronte degli astenzionisti, questo ricorso al divino per sostanziare un gesto politico, è la cosa che più mi colpisce. Sinceramente, mi sento inquieto davanti alla continua e solenne chiamata in causa di Dio per indurre i cittadini ad astenersi e a non votare. Mi aspettavo un dibattito duro ma serio, approfondito ma leale giacchè di mezzo c’è la vita delle coppie, i temi della paternità e della maternità…e invece mi ritrovo davanti ad una specie di ricatto confessionale che mi disorienta».
La campagna dell’astenzione viene da chi questa legge l’ha votata in Parlamento, sono gli stessi che adesso dicono agli elettori: non andate, se c’è da migliorarla potremo pensarci sempre noi…
«Per me è un segnale di grande debolezza, come se questi politici avessero paura di affrontare il problema a viso aperto: non voglio entrare in questo gioco, non perché il gioco non valga la posta, ma perché ho paura di perdere… L’invito all’astenzione da parte di questi politici mi pare quindi un’escamotage, una sciocchezza pericolosa, e mi lascia parecchio deluso: costoro hanno esercitato in Parlamento una delega che gli hanno dato i cittadini: mi pare logico che adesso essi permettano ai loro elettori di esprimersi, dandogli la possibilità di bocciare la stessa legge. Piuttosto, penso piuttosto che uno stato democratico, moderno e civile come l’Italia, abbia il dovere di promuovere gli strumenti giusti per permettere ai cittadini di andare consapevolmente alle urne. Chi vuole una legge moderna, più aperta ai tempi, voterà SI, chi è d’accordo con una legge più restrittiva, voterà No, ed anche la scheda bianca, secondo me, ha dignità. Ma sono contro l’astenzione».
Quindi, andrai a votare. Scienza, coscienza, e cittadinanza, non sono in contraddizione tra loro, per un musulmano…
«Certo che no. Da quando sono cittadino italiano, sono sempre andato a votare anche se, a volte, il programma politico non mi convinceva del tutto…Sono profondamente convinto dell’importanza dell’esercizio consapevole del voto in uno stato democratico, è l’atto fondamentale che permette ai cittadini di sentirsi pienamente tali, è la discriminante tra le società democratiche e antidemocratiche. In Iran le elezioni non sono libere, non puoi manifestare apertamente il tuo punto di vista sulla politica generale e sulla forma dello stato, quindi l’apertura delle urne finisce per trasformarsi in una parodia farsesca del rito elettivo. Il diritto al voto non è caduto dal cielo sul popolo italiano, molti hanno lottato per ottenerlo a costo della vita; anche gli iraniani stanno lottando per il diritto alla democrazia, pagando alti prezzi di sangue. Tutto questo, fa capire bene la mia avversione agli inviti a disertare le urne, e la valenza che ha per me il diritto di voto, libero, secondo coscienza e conoscenza».
Come ti stai orientando di fronte ai quesisti referendari?
«La materia oggetto dei referendum è alquanto complessa; ci rifletto da settimane, lo ammetto. Non è facile venire a capo dei problemi scientifici posti dai quattro quesiti, ma se c’è una cosa di cui sono assolutamente sicuro, è che questo referendum, pure con tutti i suoi rischi, è utile e necessario perché ci ha fatto riflettere su una materia importante per la vita di ciascuno. Quello che invece continua a disturbarmi, è il vuoto di conoscenza. Personalmente, proprio per la delicatezza delle questioni poste, sento di avere bisogno di punti di riferimento certi; mi sono accorto che i più stabili mi vengono dalle persone di alto valore, tanto etico quanto scientifico. Personalità come Umberto Veronesi o Rita Levi Montalcini, che considero una donna ed una scienziata speciale, rappresentano per me una garanzia tanto sul piano degli argomenti filosofici, quelli che attengono alla natura della vita umana, quanto su quelli scientifici, cioè ai vari aspetti della legge. Fare riferimento a loro, significa per me seguire una buona strada per riflettere bene sulla materia, e orientarmi nella matassa dei quesiti».
Vuoto di conoscenza, dici. Che tipo di informazione avresti voluto?
«Avrei voluto una diversa informazione soprattutto televisiva, tanto da parte della televisione pubblica quanto da parte delle private, vista la delicatezza dei temi. Avrei voluto specifici programmi di approfondimento, dibattiti sereni e democratici dove tutte le parti che si sono chiamate in causa, la politica, gli scienziati, la chiesa, i filosofi, potessero esprimere pacatamente le proprie posizioni, e chiarire il proprio ruolo nell’intera vicenda referendaria Mi pare invece che l’informazione televisiva abbia piuttosto dato spazio al chiasso, alla tifoseria, allo spaccio della paura, agli anatemi…».