Io, credente laica per amore

di Tiziana Platzer

Intervista a Mina Welby 

E’ stata un’esperienza che mi ha costretto a rielaborare le convinzioni più profonde della mia vita, e ci sono riuscita solo alla fine, solo negli ultimi giorni: solo nelle ultime ore ho metabolizzato il distacco. Il distacco da mio marito, il distacco del respiratore. E superare questa barriera, oggi mi fa poter dire di essere una persona serena». Pacata, dolce e allo stesso tempo ferma nel condividere certezze che lei stessa definisce una conquista recente, difficile, dolorosa, ma più di ogni altra cosa una visione nuova di senso della libertà. Mina Welby, vedova di Piergiorgio, arriva oggi a Torino invitata da «Torino Spiritualità» a partecipare al dibattito «I confini della vita: eutanasia e testamento biologico», che la vedrà dialogare sui principi etici e sulle concrete possibilità di porre fine alla vita nel rispetto della volontà di chi è costretto a sofferenze atroci.

Con lei, alle 18, nel Cortile di Palazzo Carignano (ingresso libero), ci saranno Gilberto Corbellini, componente del Comitato Nazionale per la Bioetica; don Andrea Gallo, fondatore di una comunità per tossicodipendenti a Genova; Ivo Quaranta, docente di Antropologia culturale all’Università di Bologna; Simone Veronesi medico della Faro e Marina Sozzi docente di Tanatologia all’Università di Torino.

La vedova Welby, prima di raggiungere Palazzo Carignano, si recherà a Pray, il paese in provincia di Biella dove vive Adolfo Baravaglio, l’operaio di 52 anni totalmente paralizzato da 17 anni in seguito a un incidente stradale, che ha chiesto il suicidio assistito.

Sono state barriere etiche quelle che ha superato?
«E’ shoccante stare accanto a una persona che arriva a dire di non voler più vivere, per i miei principi cristiani appariva come un rifiuto della vita. E anche come la volontà di lasciarmi. Poi lentamente mi sono resa conto che il mio “sì” al mettere fine al dolore di Piergiorgio era l’unico modo per fargli capire che io gli volevo bene. Questo mi ha dato la forza di andare oltre i limiti della religione cattolica».

Oggi è contraria, pur credente, alla posizione della Chiesa sull’eutanasia?
«Ho rivisto il concetto di laicità: che significa libertà di poter scegliere, il rispetto della volontà degli altri, concetti che nulla hanno a che vedere con il credo o l’ateismo».

Lei chiederebbe l’eutanasia per se stessa?
«No, come non sceglierei di abortire o non avrei mai pensato di divorziare, ma questo non toglie che siano leggi giuste per metterci tutti nella condizione di poter decidere. Io chiederei di non soffrire, di non essere intubata».

Cosa può dire a Adolfo Baravaglio, a sua moglie?
«Sono persone splendide, e lui non morirà finchè c’è Agnese, la ama troppo. Ha rinunciato ad andare in Svizzera per non metterla in pericolo con la nostra giustizia».

Qual è stato il momento più difficile per arrivare al distacco del ventilatore automatico?
«Gli ultimi tre giorni, il prepararmi a essere serena per salutare Piergiorgio».