Ora sì, ora si può accompagnare Eluana alla morte senza sentirsi assassini. Riccardo Massei ha ancora una testa piena di riccioli bianchi come sedici anni fa, ma ha cambiato idea. Ora che i giudici della Corte d’Appello di Milano hanno preso una decisione, può passare dalla parte di papà Beppino Englaro e essere presente quando Eluana verrà fatta uscire dalla sospensione tra un mondo e l’altro. Ora si può, «si può fare tutto alla luce del sole», dice il primario del reparto di Rianimazione dell’ ospedale Manzoni di Lecco. Sedici anni fa non si poteva. Sedici anni fa c’era la speranza che Eluana potesse ancora riaprire gli occhi. «Era un cervello giovane, poteva ancora reagire agli stimoli e alle cure. O almeno lo pensavamo», dice il professore che è stato anche il medico curante di Eluana come ha ricordato ieri ai microfoni di Radio 24. E anche quando fu chiaro che il suo cervello era morto, nonostante il respiro muovesse ancora il suo corpo, anche allora, con una diagnosi di stato vegetativo permanente, non si poteva far finta di niente. «Il mondo non è solo delle persone belle e sane e forti – spiegava Massei a Beppino Englaro -. Il mondo è pieno di gente che ha problemi, malattie, difetti. Sono situazioni difficili da affrontare ma vanno accettate». Era un braccio di férro, tra la volontà di Englaro di far rispettare la volontà della` figlia. E la ragione di un medico che si rifiutava di fare quel che il padre chiedeva. Eluana respirava ancora. Non vedeva. Non sentiva. Non reagiva agli stimoli. Ma respirava. Non c’era nessuna spina da staccare. Bisognava lasciarla morire di fame e di sete. E mai, nemmeno per sbaglio, a Massei venne la tentazione di accontentare il padre. Anzi, per Eluana Englaro tentò tutte le cure possibili. Quella ragazza che nel 1992 aveva 21 anni, ricevette le migliori cu- re che si possano avere. E poi, una volta trasferita alla casa di cura Lecco, la ragazza ebbe dalla suore la più amorevole e caritatevole assistenza che si potesse sognare. Una violenza terapeutica, secondo Englaro che vedeva una figlia imbrigliata in quella non vita che lei stessa aveva sempre temuto e rifiutato.
Esattamente il contrario di quel che chiedeva il padre: ovvero che per Eluana non si facesse più niente.
«Era quello che andava fatto. Non si poteva accontentare Englaro. Anche se era ormai accertato che la ragazza versava in uno stato vegetativo permanente dal quale non avrebbe mai potuto riprendersi e assicuro non si riprenderà mai».
Uno stato innaturale, secondo il padre, una violenza.
«Quando tenti di salvare una persona non puoi sapere come andrà a finire, ma hai il dovere di provare a farlo, anche se le sue condizioni sembrano ormai disperate».
Lei ha sempre respinto gli appelli di Englaro a lasciare morire sua figlia.
«Potevo capire il suo dolore e la sua disperazione, ma nessuno di noi mai ha pensato di accontentarlo. E lui neanche questo chiedeva, chiedeva il diritto di poterlo fare».
Ora è arrivata questa sentenza, se la aspettava?
«Potrei dire sì o potrei dire no. Ma di sicuro i giudici sono persone di straordinaria visione morale, sociale ed etica».
Lei ha sempre avuto rispetto per il dolore di Beppino Englaro.
«Lui ha sempre creduto che non fosse una vita e si è battuto perché si mettesse fine. Ma lo ha sempre voluto fare in modo limpido, alla luce del sole. E per questo non ha mai preso in considerazione l’ipotesi di porre fine alla vita di suo figlia con un qualche sotterfugio. Voleva che venisse rispettato il principio per il quale ha lottato tutti questi anni. Ovvero che venga riconosciuta la volontà della figlia. Ora anche lui dovrà realizzare quello che significa questa sentenza».
Il padre di Eluana dice che qualunque cosa succederà ora sarà decisa secondo protocolli.
«Dovrà decidere dove dovrà avvenire questa fase. Di sicuro non all’ospedale di Lecco che non è un luogo di morte. E un posto per la cura di un paziente acuto. E io stesso resto per la vita, non per la morte. Questo del resto non è eutanasia. Questo va subito chiarito. L’atto di togliere il sondino spetta a Englaro. Ma io mi sono offerto di assistere sua figlia in quello che seguirà dopo».
Cosa succederà un volta levato il sondino?
«Da quel momento in avanti la morte per arresto cardiaco è segnata. Ma, come dicono la sentenza e la buona pratica clinica, è necessario un accompagnamento fino a quando la natura deciderà che la morte avverrà. Io come medico curante di Eluana mi sono offerto di rivestire questo ruolo». «Il padre ci chiedeva di staccare la spina perché voleva porre fine alle sofferenze della figlia. Non ha mai pensato a sotterfugi»