Intervista a Mario Riccio:«Non soffrirà e non sentirà fame e sete»

Donatella Barbetta

elu«Trovo offensivo che alcuni non capiscano la battaglia di Beppino Englaro: da anni si sta impegnando per affermare la volontà della figlia, e non nel chiuso della sua casa, come avrebbe potuto fare essendone il tutore, ma pubblicamente e con un riconoscimento giuridico».

Mario Riccio è l’anestesista di Cremona che il 20 dicembre 2006 ha staccato il respiratore a Piergiorgio Welby, assecondando le volontà del malato di sclerosi laterale amiotrofica. Inizialmente accusato di omicidio del consenziente, è stato prosciolto dal giudice nel luglio 2007.

Dottor Riccio, quanti giorni passeranno prima di arrivare alla fine? Per Rosalba Tufano, post presidente della Società italiana di anestesia, Eluana potrebbe sopravvivere anche oltre quindici giorni.
«E’ difficile fare previsioni e poi è anche irrilevante ai fini della discussione etica. Comunque molto dipende dallo stato nutrizionale di partenza: potrebbero bastare anche una decina di giorni. Non sarà necessario staccare il sondino naso-gastrica, ma non sarà più applicata la sacca nutrizionale».

Quali sostanze sono contenute nella sacca?
«Proteine, grassi, zuccheri e acqua. Ma contemporaneamente le saranno somministrate anche sostanze per sedarla e per evitare che il deficit di alcuni nutrienti le possa provocare convulsioni».

Eluana sentirà fame e sete?
«Non può provare sensazioni così raffinate e non prova nemmeno quelle più importanti, come il dolore e la percezione dell’ambiente attorno a sé, perché la sua corteccia cerebrale non funziona più. Invece la parte primitiva del cervello, il tronco encefalico, le permette ancora di mantenere la respirazione autonoma, l’attività cardiaca, le funzioni renali e ormonali. Per lo stesso motivo può anche aprire e chiudere gli occhi».

Qual è il suo stato d’animo ora che a Eluana sta per venire tolta la nutrizione e l’idratazione?
«Sento che si torna al clima di oscurantismo. E prima che tutto finisca accadrà qualcosa: anche un nuovo provvedimento che metta i bastoni tra le ruote. Il punto da comprendere è uno: permettere di esercitare un diritto della persona, senza che nessuno voglia imporre qualcosa ad altri. E’ come la legge sul divorzio: non è che vi devono ricorrere per forza tutti quelli che si sposano. Comunque Eluana non rappresenta un caso particolare: i Italia a più della metà dei pazienti che muoiono in terapia intensiva si applica la scelta clinica di non iniziare, ridurre o interrompere le terapie. La decisione viene presa dai medici, assieme ai familiari».

L’équipe che ha accolto Eluana opera pero in una situazione diversa rispetto alla sua con Welby.
«Certo. Con Welby avevo di fronte un paziente in grado di intendere e di volere, con Eluana no. E poi a Roma è stata sufficiente l’opera di un solo medico che, dopo la sedazione, ha tolto il respiratore. A Udine invece c’è bisogno di un gruppo di sanitari: ci vorranno giorni per ridurre l’alimentazione quindi bisognerà organizzare dei turni».