Intervista a Lorenzo Lipparini, segretario Associazione Radicale Enzo Tortora

Lorenzo Lipparini, Segretario dell ‘Associazione Radicale Enzo Tortora è impegnato a distribuire opuscoli sul referendum. “Noi Radicali siamo l’anima del Comitato”ci risponde con una punta di orgoglio quando gli chiediamo cosa ne pensi dei rapporti fra il suo partito il Comitato per il Sì. Di solito siamo abituati a vedere il logo radicale nelle campagne di promozione dei referendum.
Questa volta si può rimanere spiazzati nel vedere un simbolo nuovo, con quel “sì” caratterizzato dal cuoricino che si sostituisce all’accento sulla “i”.

Come è nata questa nuova entità politica a Milano?

Il Comitato parte a livello nazionale, ma poi si è suddiviso in tanti comitati locali, cittadini e anche di quartiere. Noi lo abbiamo lanciato a Milano, con lo stesso simbolo del Comitato per il Sì nazionale.

Non si vede più il logo radicale…

Abbiamo fatto tutti un passo indietro come partiti e tutti un passo avanti come comitato. Oltre a noi ci sono molti DS,ma nel comitato ci sono tantissimi partiti laici, sia di destra che di sinistra, dai Repubblicani ai Comunisti Italiani, dai Liberaldemocratici a Rifondazione Comunista, dal PLI ai Verdi… Abbiamo messo in piedi un’organizzazione con tanto di ufficio, riunioni settimanali e stiamo anche organizzando un concerto per la conclusione della campagna, il 9 giugno in Piazza Duomo

Al Comitato aderiscono più politici più cittadini non direttamente impegnati nella politica?

È nato come un Comitato di aggregazione di vari partiti, gli stessi che avevano raccolto firme o avevano invitato a firmare. Da lì abbiamo anche iniziato ad aggregare associazioni. Più che i cittadini singoli, che comunque telefonano o mandano e-mail per avere informazioni o dare la loro disponibilità alla collaborazione (a fare volantinaggio,ecc…), sono attive soprattutto varie associazioni della società civile. Fra queste ci sono, per esempio, Mamme Online, Amica Cicogna, associazioni di donne, di malati, di medici…

Quali sono gli argomenti con cui di solito si argomenta la scelta di votare per il Sì?

Un’accusa che viene rivolta di frequente è quella di andare contro la natura, di voler essere madri a tutti i costi quando la natura lo impedirebbe. Noi Radicali, di solito rispondiamo che non siamo tanto interessati ad accontentare il desiderio di chi vuole un figlio a tutti i costi, ma ci battiamo perché la sterilità è una patologia e ognuno ha il diritto di curarsi da una malattia. La libertà di cura è sancita dalla stessa Costituzione. E questo il diritto che rivendichiamo.

Parliamo poi della libertà di ricerca scientifica. Quanto è diffuso nel Comitato l’interesse per questo aspetto del referendum?

È un altro argomento molto forte e nei dibattiti ospitiamo anche moltissimi malati. Secondo le stime, ci sono circa 10 milioni di malati che potrebbero accedere a nuove cure grazie alla ricerca sulle cellule staminali. Noi stiamo cercando di far capire alla gente perché l’esito di questo referendum può riguardare tutti e può cambiare in meglio la nostra vita, perché segnerà sicuramente il nostro futuro. In questa campagna, i più presenti, coloro che fanno sentire di più la loro voce con passione sono proprio i malati.

Nel Comitato per il Sì sono tutti entusiasti per la libertà di ricerca scientifica?

Noi Radicali siamo particolarmente attenti, come ho detto prima, alla tematica della libertà di cura e di ricerca scientifica. Naturalmente, da quel che ho visto qui a Milano, non tutti i partiti hanno la stessa priorità. I DS e Rifondazione, per esempio, hanno sviluppato una maggiore attenzione sul femminismo ei diritti della donna, anche perché attorno a loro gravitano una serie di circoli che si occupano di tematiche femminili. I Verdi, poi, sono molto freddi quando parliamo di ricerca scientifica, perché la loro visione del mondo è un po’ più anti-scientifica, incentrata com’è sul primato della natura. Loro sono più attenti, piuttosto, ai diritti delle donne.

Aderiscono anche membri dei partiti della maggioranza?

Sì, ce ne sono parecchi di Forza Italia. Aderiscono a titolo personale e mi sembra sì ritengano abbastanza delle pecore nere, ma per lo meno hanno accettato di rilasciare dichiarazioni o di impegnarsi in prima persona,o semplicemente di fare in modo che si potesse discutere del referendum.