Intervista a Ignazio Marino: “Per la dignità della persona”

di Antonella De Biasi

Ignazio MarinoIgnazio MarinoGrazie al caso di Eluana Englaro, da 16 anni in stato di coma vegetativo, e alla sentenza della Corte d’ appello civile di Milano che ha dato il via libera all’ interruzione dell’alimentazione, e grazie al caso di Paolo Ravasin, malato di Sla, che ha letto in video il suo no all’ accanimento terapeutico, all’ alimentazione forzata- anche nell’ ipotesi in cui perdesse ogni capacità di esprimere la sua volontà- il testamento biologico torna d’ attualità in Italia. Ne parliamo con Ignazio Marino, chirurgo specializzato in trapianti d’ organo e capogruppo Pd in commissione Igiene e Sanità del Senato.

Senatore, ci sono reali possibilità che In Italia si arrivi a una legge sul testamento biologico?

Il primo giorno di legislatura, lo scorso 29 aprile, ho presentato un disegno di legge su testamento biologico, cure palliative e terapie del dolore che sono importantissime perché qui in Italia siamo addirittura indietro rispetto ad alcuni Paesi dell’ Africa, con tutto il rispetto per il continente africano. Già nella passata legislatura ho cercato di portare questo argomento all’ ordine del giorno, l’ ho ripresentato e non è nemmeno in calendario.

Le spinte contrarie che possono giungere da Oltretevere sono rinforzate dall’ attuale maggioranza. Per esempio, cé il timore che si scivoli verso una legge sull’utanasia.

Non è assolutamente in discussione nessuna legge sull’eutanasia, non c’ era nella legislatura passata, non c’é nell’ attuale.

Eppure si rischia di non portare a casa nulla di concreto sui temi eticamente sensibili perché passa questo messaggio…

Ammettiamo paradossalmente che noi dell’opposizione fossimo tutti dei criminali e che volessimo la legge sul testamento biologico per uccidere tutte le persone anziane in tutti gli ospizi d’Italia… La maggioranza ha 40 voti in più al Senato e 100 voti in più alla Camera. Allora il problema è un altro: non c’é la volontà di considerare i temi eticamente sensibili come importanti perché di fatto sono più importanti il lodo Alfano o le impronte digitali ai bambini rom. Inoltre, per esempio, circa dieci giorni fa in aula, nella legge 866, è stato abolito il finanziamento all’ Istituto nazionale perla medicina dei migranti e per la lotta alle malattie legate alla povertà. Quando una maggioranza che si dice attenta al messaggio della Chiesa toglie l’ intero finanziamento a un istituto del genere mi sembra un po’ confusa.

Ci sono possibilità concerete che il testamento biologico approdi in Parlamento?

Sicuramente si arriverà a calendarizzare il mio e altri disegni di legge sul tema. Quello che ho presentato è largamente rappresentativo: è firmato da 70 parlamentari non solo del Pd ma anche dell’ Idv e del Pdl. Comunque bisognerà essere molto attenti perché, se si arrivasse a fare una legge che addirittura diminuisse le libertà del cittadino rispetto alle scelte terapeutiche, ciò sarebbe una grave sconfitta per gli italiani. E’ chiaro anche che arrivare a una legge dipende dalle teste pensanti del Parlamento.

Lei è avvantaggiato nella riflessione su questi temi in quanto medico.

Continuo a operare un giorno a settimana; mi sono occupato per quasi 30 anni di pazienti al confine tra la vita e la morte nella chirurgia dei trapianti, soprattutto del trapianto di fegato. Ho diretto strutture mediche negli Stati Uniti per 18 anni, in un Paese dove la legge esiste. Credo sia molto più giusto avere la possibilità, rispetto al momento comunque sempre triste e drammatico della fine della vita, di riunire i familiari, gli amici, le persone che amano il paziente.

Decidere insieme quindi?

Questa è l’ alleanza terapeutica. Insieme decidere quello che è più giusto nel rispetto della dignità di quella persona e alcune volte, non dico sempre, la cosa più giusta è sospendere le terapie perché diventano solo un prolungamento dell’agonia. Non chiedo una legge per staccare la spina ma per poter con chiarezza affrontare il problema e garantire un’ alleanza terapeutica al malato e alla sua famiglia fin nei momenti più difficili e delicati. Poi se qualcuno deciderà di utilizzare tutte le risorse e le terapie disponibili è giusto che quella persona sia protetta anche in quel caso.

C’è un Paese da cui prendere esempio in materia?

Credo funzioni molto bene la legislazione presente negli Stati Uniti che permette di dare delle indicazioni scritte e nominare un fiduciario, cioè una persona che mi ama e che io amo, e che nel momento in cui non potrò più esprimermi potrà, attraverso un colloquio con infermieri e medici, prendere delle decisioni. E’ evidente che io non posso sapere oggi – questa è sempre stata una delle critiche più importanti alla legge – quali saranno le risorse terapeutiche disponibili tra 20 anni per esempio, perciò è importante la figura del fiduciario nel caso il paziente non sia più in grado di comunicare le decisioni al mondo esterno. Inoltre credo occorra anche il Comitato etico.

Cioè?

Quando ci sono disparità di vedute tra la famiglia del paziente, il fiduciario, gli infermieri e i medici io credo, così come si fa negli Usa, si debba ricorrere a un Comitato etico che ascolti le posizioni e poi aiuti a prendere una decisione. Ritengo sbagliato trascinare una decisione così delicata nelle aule del tribunale.