Il voto dei cattolici sarà determinante

cattolici hanno da sempre assunto grande rilievo nella politica italiana. Sia dal punto di vista della composizione della leadership, ove sono stati tradizionalmente presenti e, per lunghi periodi, predominanti. Sia da quello dell’elettorato: le scelte del segmento di cittadini che in qualche modo si sente legato al cattolicesimo sono state, in tutte le consultazioni di voto, decisive nella formazione dei risultati. Ancora oggi il loro ruolo ha un peso sempre maggiore. Anche a seguito dell’erodersi delle appartenenze ideologiche tradizionali.

Che, nel bene e nel male, ha portato molti cittadini a doversi costruire opinioni e orientamenti autonomamente, senza quei legami che costituivano importanti “facilitatori” nella formazione delle scelte. Di fronte alla crescente complessità delle questioni politiche, una parte di elettorato ne lamenta l’assenza. E la Chiesa, in particolare la figura del Papa, si pone sempre più, anche con un intelligente impiego dei media, come punto di riferimento ideale, rinnovato faro valoriale. Ciò assume particolare importanza nella attuale distribuzione dell’elettorato, caratterizzato dalla presenza di due grandi aggregati, il centrosinistra e il centrodestra, di dimensioni pressoché uguali e relativamente impermeabili tra loro. In questa situazione, gli esiti delle consultazioni dipendono in larga misura dai movimenti da e per l’astensione e dalla quota, assai piccola (4-5%) ma decisiva, di votanti che si sposta da una coalizione all’altra.

Questi ultimi tendono normalmente a definirsi «di centro» o, più spesso, non vogliono o non sanno collocarsi sul continuum sinistra-destra. Ebbene, sia tra chi si sente di centro, sia tra chi si definisce estraneo alle tradizionali categorie della politica, i cattolici praticanti sono presenti in misura maggiore. Per questo, per la loro posizione «centrale», gli orientamenti dei cattolici appaiono oggi addirittura più rilevanti per l’esito elettorale di quanto non lo fossero nella Prima Repubblica. Anche se, sul piano strettamente quantitativo, la dimensione dell’elettorato cattolico è rimasta grossomodo la stessa, ormai da molti lustri: poco meno del 30% della popolazione, con una forte accentuazione tra chi ha più di 60 anni, tra le donne, tra chi risiede nei centri di minore dimensione. E – questa è una novità di questi anni – con una presenza relativamente accentuata tra i laureati.

In questo momento il centrodestra ha relativamente più successo tra i cattolici praticanti che nel resto della popolazione. Ma quasi la metà di chi si reca alla Messa almeno una volta alla settimana dichiara di essere indeciso o tentato dall’astensione. E dunque, più o meno consapevolmente, disponibile a recepire i messaggi contenuti nella comunicazione di questo o di quel partito. Uno scenario analogo – e ancora piu attuale – si ritrova nelle scelte relative all’imminente referendum sulla fecondazione assistita. Molti cattolici sono già orientati verso l’astensione. Ma molti altri sono ancora perplessi sul da farsi. Anche in questo caso, dunque, le decisioni dei cittadini che si quorum. Starà alla capacità delle forze politiche – e alla misura in cui la Chiesa deciderà, più o meno palesemente, di intervenire nel dibattito – di persuadere in un senso o nell’altro questo segmento di elettorato.