CITTA’ DEL VATICANO – Venerdì il Papa sarà in visita al Quirinale e si prevede che il presidente Ciampi, nel saluto di accoglienza, dica qualcosa su Stato e Chiesa «indipendenti e sovrani», ciascuno nel proprio ordine: un richiamo alla laicità della Repubblica, in riferimento alla vicenda referendaria. Del referendum nessuno parlerà apertis verbis , cioè con parole esplicite, ma il richiamo di Ciampi alla laicità non sarà l’unico rimando ad esso, perché – volendo – si potrà dire che i tre «ospiti» istituzionali che saluteranno il Papa in sequenza, e cioè Fini, Veltroni e Ciampi rappresentano tre facce del pluralismo di atteggiamenti messo in luce dal voto del 12-13 giugno. Tre facce tutte lontane dall’indicazione venuta dall’autorità ecclesiastica.
Trattandosi – formalmente – della visita di un capo di stato estero, toccherà al ministro degli Esteri, Gianfranco Fini, accogliere il Papa al «confine di stato», in piazza Pio XII, che si trova tra piazza San Pietro e via della Conciliazione. A piazza Venezia sarà il sindaco di Roma Walter Veltroni a salutare Benedetto XVI, che infine sarà accolto dal presidente Carlo Azeglio Ciampi nel Cortile d’onore del Quirinale.
Tra gli ospiti d’onore ci sarà il cardinale Camillo Ruini, con i vescovi Betori e Fisichella: tre protagonisti della campagna cattolica per il non voto. Ci sarà probabilmente una stretta di mano tra il ministro Fini e il vescovo Fisichella: il ministro ha definito diseducativo l’invito a non votare e il vescovo ha detto che quella definizione costituiva un’offesa.
Tra gli ospiti d’onore vi saranno anche i presidenti emeriti della Repubblica Francesco Cossiga e Oscar Luigi Scalfaro, presenze tutelari che incoraggeranno il presidente in carica nel suo richiamo alla laicità, perché anche loro, nei rispettivi settennati, si trovarono a fare discorsi simili, in presenza del predecessore del Benedetto XVI, o comunque al suo indirizzo.
Cossiga in occasione della guerra del Golfo (1991) parlò della sua «difficoltà» a fare propria la posizione del Papa contraria all’intervento «alleato» del quale l’Italia era partecipe. Scalfaro nel 1998 si richiamò alla responsabilità dell’uomo politico in risposta a un attacco dell’ Osservatore romano per aver dato a D’Alema l’incarico di formare il governo.
In Vaticano dicono che la previsione di un richiamo presidenziale a Stato e Chiesa indipendenti e sovrani – come suona l’articolo 7 della Costituzione – è «ragionevole» e non ne sono preoccupati. Fanno osservare che Benedetto XVI ha ben chiara la distinzione Stato-Chiesa e non intende perseguire nessuna «contrapposizione» tra le due entità, essendosi limitato, nell’unica occasione in cui ha fatto riferimento al referendum (il discorso del 30 maggio ai vescovi), a dire che era «vicino» all’impegno dei vescovi in materia.
A riprova che non sono preoccupati, in Vaticano ricordano che dalla Chiesa non è venuta nessuna voce critica nei confronti del fatto che il presidente Ciampi sia andato a votare il 12 giugno, mentre l’ufficialità cattolica invitava a non farlo.
«Abbiamo ben compreso – dicono Oltretevere – che quella decisione è da inquadrare nella storia personale del presidente e nel suo ruolo istituzionale». In altre parole: «Essa non è da leggere come una risposta polemica ai vescovi». Un elemento polemico invece era stato avvertito nelle dichiarazioni di Prodi e di Fini. Per dirla con il vescovo Fisichella: «Io rispetto chi ha votato, ma chiedo lo stesso rispetto per chi ha scelto consapevolmente di non votare».