Il teologo: «Sì all’ evoluzione, ma all’ inizio c’ è il progetto di Dio»

IL TEOLOGO BRUNO FORTE
ROMA – «Come cristiano mi trovo a mio agio di fronte all’ evoluzione e non sono affatto tenuto a negarla, purché non smarrisca il filo rosso dell’ intenzionalità divina che la informa»: parla così Bruno Forte, il più noto teologo italiano, che da un anno è arcivescovo di Chieti. Ma se accetto l’ evoluzione, che ne sarà della creazione? «La dovrò reinterpretare, non abbandonare», è la risposta del teologo. «Dovrò leggere la Bibbia – spiega Forte – tenendo conto dei generi letterari con cui narra la creazione, ma non escluderò Dio dal mistero e dall’ avventura della vita. Lo porrò al suo inizio e lo penserò presente alla sua evoluzione. Guarderò all’ umiltà di Dio, oltre che alla sua potenza: egli ha immesso un disegno nella creazione e lo rispetta, come fa con la libertà dell’ uomo».

Secondo Forte di fronte al «mistero della vita» si danno tre possibilità: «Il creazionismo fondamentalista, che è molto forte in America e si attiene alla lettera del racconto della creazione nella Genesi; il neo-darwinismo che rappresenta la sponda opposta e rimette tutto alla casualità e alla selezione secondo la legge del più forte; il teismo evoluzionista, che accetta l’ evoluzione, ma vi riconosce presente il progetto del Dio creatore».

Il teologo arriva ad affermare che «l’ evoluzione intesa in maniera critica e non scientista lascia aperta la porta all’ intervento di Dio e in qualche modo lo implica, lo invoca».Dice il vescovo teologo che la posizione del cardinale Schönborn «appartiene al terzo gruppo» e probabilmente se fosse stata proposta in Europa invece che in America non avrebbe provocato «tanto rumore».

Negli Usa «infuria lo scontro tra creazionisti e neo-darwinisti».Bruno Forte ha affrontato la questione dell’ evoluzione nel volume «Teologia della Storia» (San Paolo) e in «Trinità per atei» (Cortina), in dialogo con Cacciari, Giorello e Vitiello. Egli afferma che «l’ evoluzione della specie è un fatto» e negarla sarebbe come affermare che «la terra è piatta». Ma aggiunge che «non è per nulla un fatto che l’ evoluzione della vita sia un processo puramente casuale» e non c’ è nulla che ripugni alla ragione nel «riferirlo a un mistero più alto, qual è quello dell’ amore di Dio».

Tra le «domande aperte» di un approccio critico all’ evoluzione, Forte cita «quella del dolore e quella degli “sprechi”, come ad esempio la distruzione degli embrioni che avviene in natura». In ambedue i casi ci troviamo di fronte a un «orizzonte di senso» ben diverso se siamo alla ricerca di un «disegno che ci supera» e ci invita a rispettare la vita in ogni sua fase o se ci limitiamo alla «pura osservazione dello spreco e del dolore».

PROTAGONISTI.

JEAN-BAPTISTE LAMARCK
(1744-1829) Zoologo francese, intuì l’ evoluzione delle specie.

GREGOR MENDEL (1822-1884)
Monaco ceco-austriaco, è considerato il padre della genetica.

CHARLES DARWIN (1809-1882)
Teorico dell’ evoluzionismo e della selezione naturale

SAMUEL WILBERFORCE (1805-1873)
Vescovo di Oxford, forte oppositore delle tesi darwiniane