Il Tar dà ragione a Englaro: la Lombardia trovi struttura

La Cei ribadisce: nessun diritto a morire, togliere alimentazione e idratazione è eutanasia
Su Eluana i giudici danno ancora una volta ragione a Beppino Englaro. Il Tar lombardo ha accolto il ricorso del padre della ragazza in coma irreversibile da 17 anni e ha annullato il provvedimento con il quale la Regione Lombardia, ila settembre, ha negato la possibilità a tutto il personale sanitario di interrompere l’alimentazione e l’idratazione artificiali a Eluana.

La Regione, commenta il legale di Beppino Englaro Vittorio Angiolini, «dovrà indicare una struttura sanitaria idonea, dove eseguire il decreto». L’autorizzazione alla sospensione del trattamento vitale era stata data lo scorso 9 luglio con un decreto dei giudici della Corte d’appello di Milano. Una sentenza che lascia «amareggiato ma non rassegnato» il ministro del Welfare Maurizio Sacconi, che auspica ora un ricorso al Consiglio di Stato. «Togliere l’alimentazione e l’idratazione a una persona per di più ammalata è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico» ha riaffermato il presidente della Cei, cardinale Angelo Bagnasco, a proposito della vicenda di Eluana Englaro.

Il porporato, aprendo i lavori del Consiglio permanente, ha ribadito che il vero diritto di ogni persona umana è a vivere e non a morire e ha espresso anche «piena solidarietà» al cardinale di Torino, Severino Poletto, «sconsideratamente attaccato». Inoltre, ha aggiunto, la «legge sul fine vita», resasi «necessaria a seguito di alcune decisioni della giurisprudenza» è un tema «cruciale». «Anche qui l’enfasi posta sull’adeguarsi al trend altrui è un argomento che pare avere larga presa sui media, quasi che l’Italia abbia il complesso di esser in ritardo su un’altrui discutibile modernità». «Con questa tecnica si sta cercando di far passare nella mentalità comune una pretesa nuova necessità, il diritto di morire, e si vorrebbe dare a esso addirittura la copertura dell’art. 32 della Costituzione. Il vero diritto di ogni persona umana, che è necessario riaffermare e garantire, è invece – ha avvertito – il diritto alla vita che infatti è indisponibile». Il presidente della Cci ha inoltre ribadito il no della Chiesa all’introduzione in Italia della pillola Ru486.