Annullata la decisione della Regione Lombardia che aveva vietato alle strutture di sospendere alimentazione e idratazione
Il Tribunale regionale: «Il diritto costituzionale di rifiutare le cure è un diritto assoluto. E l’atto del ministro è inidoneo»
Sacconi: «Spero nel ricorso». Formigoni: «Lo stiamo valutando»
MILANO – Se fosse una "gara", il papà di Eluana potrebbe dire di aver segnato un altro punto a suo favore. Ma il destino della donna in stato vegetativo da 17 anni – la sua vita e la sua morte – non è una gara, malgrado il diffuso tentativo di renderla tale. E allora la decisione del Tar della Lombardia che in pratica impone alla Regione presieduta da Roberto Formigoni di accogliere Eluana in uno dei suoi ospedali per chiudere il tubicino che la alimenta artificialmente
è soltanto l’ennesimo sigillo giuridico di una vicenda drammatica in cui le parole continuano a essere troppe e il rispetto per la delicatezza e la complessità del caso troppo poco. Ad agosto del 2008, dopo che la Corte d’Appello di Milano aveva autorizzato a staccare la spina purché ciò venisse fatto in una "struttura idonea", Beppino Englaro si era rivolto alla Regione: «Ditemi in quale ospedale la posso portare». Formigoni, attraverso il direttore generale dell’Assessorato alla Sanità, aveva risposto un provvedimento sorprendente che in pratica vieta alle strutture cliniche della regione e ai suoi medici di intervenire su Eluana. Il Tribunale Amministrativo è stato chiamato in causa dagli avvocati di Englaro proprio perché annullasse quel provvedimento, da loro ritenuto illegittimo.
Il Tar si è riunito la scorsa settimana e ieri ha emanato una sentenza che costringe la Regione a cancellare quel divieto. Una sentenza che in pratica dice così: «Il diritto costituzionale di rifiutare le cure mediche è un diritto assoluto. Eluana attraverso i suoi tutori rifiuta l’alimentazione artificiale, e dunque il suo diritto va rispettato da tutti, compreso il sistema sanitario che deve farsene carico. Orala,Regione dovrà indicare la struttura sanitaria idonea a consentire l’interruzione dell’alimentazione forzosa». . Non è ancora tutto. Gli stessi giudici nella loro sentenza – sette pagine in tutto esaminano anche l’ormai celebre "atto di indirizzo" del ministro Sacconi secondo cui il Sistema Sanitario Nazionale non può farsi carico in alcun modo delle procedure che dovrebbero portare la donna verso la morte: «E’ un atto autorevole, visto che viene dal.. ministro» sostiene il Tar «ma inidoneo a scalfire il diritto sancito dall’autorità giudiziaria». «Non posso che essere soddisfatto», ha commentato dopo la sentenza Beppino Englaro. Come sempre, anche questo ennesimo capitolo della vicenda ha incendiato il clima politico strabordante di dichiarazioni "pro" e "contro", di invettive, di prese di posizione. Tra le quali vale la pena registrare quelle dei pochi ché hanno davvero voce in capitolo. Vittorio Angiolini, avvocato di Beppino Englaro: «Speriamo sia finito il tempo della stravaganza politico-amministrativa e cominci il tempo del diritto.
La sentenza tra l’altro è esecutiva, e se la Regione Lombardia non provvederà a indicare un luogo non è escluso l’intervento di un commissario ad acta». Roberto Formigoni: «Valuteremo insieme con la giunta se presentare ricorso al Consiglio di Stato. Per il momento quello che ho da dire è che mi sembra strabiliante che si pretenda di deliberare sulla vita e la morte di una persona per via amministrativa». E il ministro Sacconi: «Sono amareggiato, ma non rassegnato. E spero che venga presentato ricorso contro la decisione del Tar». Indipendentemente dalla sentenza dei giudici amministrativi, di Eluana ha parlato anche il presidente della Conferenza dei vescovi italiani, il cardinale di Genova Bagnasco: «Togliere l’alimentazione e l’idratazione a una persona perdi più ammalata è determinarla verso un inaccettabile epilogo eutanasico». Bagnasco sostiene che una legge su quella che definisce "il fine vita" sia urgente. Anche perché, dice, «si sta cercando di far passare nella mentalità comune la pretesa del diritto di morire, mentre il vero diritto di ogni persona umana è il diritto alla vita che infatti è indisponibile».
Al di là delle parole e dei commenti, c’è da scommettere che quello del Tar della Lombardia non sarà l’ultimo intervento giudiziario in questa intricata vicenda. Ma è possibile che risulti ininfluente. Perché, a dispetto di una decisione che impone alla Regione di accogliere la donna in uno dei suoi ospedali, la famiglia seguita ad esplorare soluzioni alternative. Sia in Piemonte, la cui governatrice Mercedes Bresso ha manifestato disponibilità nei confronti delle richieste della famiglia Engiaro, sia soprattutto in Friuli. La casa di riposo "La Quiete" di Udine dopo aver detto di essere pronta a ospitare la donna nei suoi ultimi giorni di vita, ha fatto sapere di aver ricevuto minacce anonime: «Ma questo non ci ferma nel valutare se il nostro può essere il luogo idoneo per accogliere Eluana. Una decisione definitiva la prenderemo la prossima settimana».