Davvero una questione laica in Italia non esiste? Chi lamenta un deficit di laicità nella vita pubblica e nelle leggi, sarebbe solo "dominato dall’ossessione fobica dell’ingerenza clericale", per usare un’espressione recente di Ernesto Galli della Loggia sul Corriere della Sera? Per evitare eccessi polemici, presentiamo questo sintetico promemoria.
Primo. Solo negli ultimi quattro anni, i cosiddetti "obiettori dì coscienza", ai sensi della legge 194 sull’interruzione di gravidanza, sono passati dal 56 al 70 per cento del totale. Vi sono regioni in cui essi superano il 90%. Negli ospedali italiani, i medici non obiettori sono penalizzati nei turni, nella carriera, nell’assegnazione delle mansioni, nei rapporti con i colleghi.
Secondo. In Italia è tuttora vietata la pillola abortiva RU 486, un farmaco commercializzato in quasi tutto il resto dei mondo da decenni. Il ginecologo torinese Silvio Viale, che ne aveva avviato la sperimentazione sulla base. delle procedure in vigore, è stato denunciato e sottoposto a processo.
Terzo. La cosiddetta "pillola del giorno dopo" (contraccettivo d’emergenza che, contrariamente alla RU 486, non è affatto abortivo) è ottenibile solo dietro presentazione di ricetta medica, mentre in molti paesi è un semplice farmaco da banco; in tal modo, essa è praticamente, inutilizzabile, poiché è efficace solo nelle ore immediatamente successive al rapporto. Alcuni medici vorrebbero potersi rifiutare di prescriverla, alcuni farmacisti vorrebbero persino rifiutarsi di venderla.
Quarto. In quasi tutta l’Europa le unioni civili sono regolate per legge. Ovunque le questioni poste dalla convivenza di persone non sposate (per impossibilità o per scelta, poco importa) sono state affrontate e risolte dal legislatore. In Italia no. Da noi non sono state introdotte né le innovative riforme inglesi o spagnole, né i francesi Pacs, né i moderatissimi Dico di Bindi e Pollastrini. Dei Cus, ennesimo compromesso al ribasso, non si è più sentito parlare.
Quinto. Per praticare la fecondazione assistita, molte coppie italiane sterili o con gravi malattie sono costrette al "turismo procreativo" in altri paesi europei, poiché la nostra normativa è troppo restrittiva e anche pericolosa. L’Italia è l’unico paese al mondo in cui si riconosce la "personalità giuridica dell’embrione", nel primo articolo di un testo di legge nel quale sono ripetute per 52 volte le parole: "è vietato". Sesto. Come tutti sanno, il presidente francese Sarkozy ha divorziato da sua moglie Cecilia e ha poi sposato Carla Bruni. In Italia questo sarebbe semplicemente impossibile, poiché i tempi per ottenere il divorzio sono i più lunghi in Europa. Nel 2002 un timidissimo tentativo di abbreviarli, limitatamente ai casi di separazione consensuale e senza figli, venne respinto a scrutinio segreto dalla Camera. Settimo. In alcuni paesi occidentali è consentita l’eutanasia, in altri il cosiddetto "suicidio assistito", in altri ancora la facoltà del testamento biologico. In Italia nessuna dì queste possibilità. Di recente però vi è stata una svolta: in peggio.
Si minaccia un’altra legge-divieto, per escludere alimentazione, idratazione e ventilazione artificiali dalle forme di accanimento terapeutico. Cioè una legge contro il testamento biologico, contro Píergíorgío Welby ed Eluana Englaro.
In questo breve elenco, e in molto altro ancora, consiste l’incontestabile anomalia italiana. A questo deficit di laicità corrisponde un equivalente deficit di libertà per i cittadini, decurtati nelle scelte di vita rispetto a quelli degli altri Stati europei. Sono situazioni che creano dolore ingiusto e inutile, sofferenze gratuite, disagi largamente evitabili nella vita quotidiana di molte persone. Le responsabilità dirette e indirette della Chiesa cattolica, in questo stato di cose, sono evidenti a chiunque possieda un briciolo di onestà intellettuale. Quelle della politica, anche.
