Il pesante deficit di laicità dell’anomalo stato italiano

di Alessandro Litta Modigliani
Roman Holiday - 2008(Immagine fornita da Flickr)

Davvero una questione laica in Italia non  esiste? Chi lamenta un deficit di laicità   nella vita pubblica e nelle leggi, sarebbe  solo "dominato dall’ossessione fobica dell’ingerenza  clericale", per usare un’espressione  recente di Ernesto Galli della  Loggia sul Corriere della Sera? Per evitare  eccessi polemici, presentiamo questo sintetico  promemoria.

Primo. Solo negli ultimi quattro anni, i cosiddetti  "obiettori dì coscienza", ai sensi  della legge 194 sull’interruzione di gravidanza,  sono passati dal 56 al 70 per cento  del totale. Vi sono regioni in cui essi superano  il 90%. Negli ospedali italiani, i medici  non obiettori sono penalizzati nei turni,  nella carriera, nell’assegnazione delle  mansioni, nei rapporti con i colleghi.   

Secondo. In Italia è tuttora vietata la pillola  abortiva RU 486, un farmaco commercializzato  in quasi tutto il resto dei mondo da  decenni. Il ginecologo torinese Silvio Viale,  che ne aveva avviato la sperimentazione  sulla base. delle procedure in vigore, è stato  denunciato e sottoposto a processo.   

Terzo. La cosiddetta "pillola del giorno dopo"  (contraccettivo d’emergenza che,  contrariamente alla RU 486, non è affatto  abortivo) è ottenibile solo dietro presentazione  di ricetta medica, mentre in molti  paesi è un semplice farmaco da banco; in  tal modo, essa è praticamente, inutilizzabile,  poiché è efficace solo nelle ore immediatamente  successive al rapporto. Alcuni  medici vorrebbero potersi rifiutare di  prescriverla, alcuni farmacisti vorrebbero  persino rifiutarsi di venderla.   

Quarto. In quasi tutta l’Europa le unioni  civili sono regolate per legge. Ovunque le  questioni poste dalla convivenza di persone  non sposate (per impossibilità o per scelta,  poco importa) sono state affrontate e risolte  dal legislatore. In Italia no. Da noi non sono  state introdotte né le innovative riforme  inglesi o spagnole, né i francesi Pacs, né i  moderatissimi Dico di Bindi e Pollastrini.  Dei Cus, ennesimo compromesso al ribasso, non si è più sentito parlare.  

Quinto. Per praticare la fecondazione assistita,  molte coppie italiane sterili o con  gravi malattie sono costrette al "turismo  procreativo" in altri paesi europei, poiché  la nostra normativa è troppo restrittiva e  anche pericolosa. L’Italia è l’unico paese al  mondo in cui si riconosce la "personalità  giuridica dell’embrione", nel primo articolo  di un testo di legge nel quale sono ripetute  per 52 volte le parole: "è vietato".   Sesto. Come tutti sanno, il presidente francese  Sarkozy ha divorziato da sua moglie  Cecilia e ha poi sposato Carla Bruni. In Italia  questo sarebbe semplicemente impossibile,  poiché i tempi per ottenere il  divorzio sono i più lunghi in Europa. Nel  2002 un timidissimo tentativo di abbreviarli,  limitatamente ai casi di separazione  consensuale e senza figli, venne respinto a  scrutinio segreto dalla Camera.   Settimo. In alcuni paesi occidentali è consentita  l’eutanasia, in altri il cosiddetto  "suicidio assistito", in altri ancora la facoltà  del testamento biologico. In Italia nessuna  dì queste possibilità. Di recente però vi è  stata una svolta: in peggio.

Si minaccia un’altra  legge-divieto, per escludere alimentazione,  idratazione e ventilazione artificiali  dalle forme di accanimento terapeutico.  Cioè una legge contro il testamento  biologico, contro Píergíorgío Welby ed Eluana  Englaro.   

In questo breve elenco, e in molto altro ancora, consiste l’incontestabile anomalia  italiana. A questo deficit di laicità corrisponde  un equivalente deficit di libertà  per i cittadini, decurtati nelle scelte di vita  rispetto a quelli degli altri Stati europei.  Sono situazioni che creano dolore ingiusto e inutile, sofferenze gratuite, disagi largamente  evitabili nella vita quotidiana di  molte persone. Le responsabilità dirette e  indirette della Chiesa cattolica, in questo  stato di cose, sono evidenti a chiunque  possieda un briciolo di onestà intellettuale.  Quelle della politica, anche.