Il ministro: non cambio legge, ma a me non piace

«La norma resta quella che è», dice Livia Turco, «noi miglioreremo i centri». Faccio un invito perché si «continui a riflettere, con rigore e sobrietà, sulla legge 40». Così il ministro della Salute Livia Turco ha concluso la sua presentazione al Parlamento dei dati dell`Istituto superiore dì Sanità sulla fecondazione assistita.

Ministro, qual è la sua opinione su questi dati? «Non è un opinione, ma una valutazione obiettiva: i trattamenti sono aumentati, i casi di trasferimento che giungono a buon fine diminuiti. Quindi, dopo l`entrata in vigore della legge 40 le tecniche di procreazione medicalmente assistita sono meno efficaci. In questa situazione è poco tutelata sia la salute della donna che quella dell`embrione».

C`è chi sostiene che le percentuali di successo siano scese perché dopo la legge 40 i medici utilizzano meglio metodi meno invasivi, senza arrivare alla Pma. «Mi sembra una lettura decisamente arbitraria».

Quattromila coppie all`anno vanno all`estero. Cosa si può fare per migliorare le possibilità delle coppie infertili che restano in Italia? «Il 19 luglio arriverà il parere del Consiglio superiore di Sanità sull`opportunità o meno di aggiornare le linee guida della norma. Se il parere sarà positivo, potranno essere fatti degli aggiornamenti di tipo tecnico. Piccoli adeguamenti, però: la legge resta quella che è. E poi stiamo lavorando per migliorare la situazione dei centri specializzati,  che in Italia è troppo eterogenea: ce ne sono 330, ma quelli di eccellenza sono ancora pochi».

Lei ha invitato a riflettere. Non si può fare nient`altro? «No. È stato fatto un referendum, la legge 40 può essere rivista solo dal Parlamento. E questa eventualità non è in programma».

Come ministro, vorrebbe che lo fosse? « Guardi, lo scontro avvenuto tre anni fa è stato fortissimo, brutale. Bisogna ritrovare serenità. Come ministro io applico la legge. E posso solo auspicare che sulla fecondazione assistita si apra una riflessione più pacata».

E come donna e madre? «Come donna e come madre, credo che la legge 40 andrebbe modificata»