di Alessandro Litta Modignani
In chiusura della trasferta australiana, dedicata ai giovani, Papa Benedetto XVI è tornato ad alzare la voce contro i preti pedofili: devono essere processati, ha ammonito. Ci mancherebbe altro. Perché, forse qualcuno ha mai sostenuto il contrario ?
Joseph Ratzinger aveva già affrontato la questione durante il viaggio in Usa, nell’aprile scorso. Prima di lui lo aveva fatto Giovanni Paolo II. Negli Usa, come in Australia, lo scandalo dei preti pedofili ha scosso nel profondo l’opinione pubblica ed è stato al centro di forti polemiche, con manifestazioni di piazza, proteste e contestazioni. Solo negli Stati Uniti sono stati ben 10.665, un’enormità, i casi originati nell’ambito della Chiesa cattolica e accertati dalla magistratura. Nell’affrontare apertamente la scabrosa questione, Ratzinger dimostra intelligenza e realismo: capisce che in certe circostanze il basso profilo non paga e che la miglior difesa è l’attacco. Tuttavia il Papa non vede, o meglio finge di non vedere, il vero problema all’origine del triste fenomeno. La pedofilia, così diffusa fra i sacerdoti cattolici, altro non è che la manifestazione patologica più morbosa e perversa, conseguente alla repressione sessuale imposta dal celibato.
Chi deve rinunciare completamente alla sessualità, infligge una forzatura violenta e innaturale al proprio corpo e alla propria psiche, tale da generare scompensi mentali e sofferenze inaudite. Il fatto che questa scelta sia formalmente volontaria (o più propriamente auto-imposta) non cambia i termini sostanziali del problema. Il sacerdote che accetta il celibato soffre e lotta tutta la vita contro un impulso spontaneo e primario. Egli non può trovare consolazione e sfogo neppure nella masturbazione, perchè anche questa pratica è considerata peccaminosa e dunque è fonte di ulteriori sensi di colpa. Tanto è vero che coloro che rinunciano alla sessualità, sono spesso costretti a mortificare il proprio corpo con malsani e sottili strumenti di tortura.
Questo è il problema: la perversione provocata dal celibato, non l’epifenomeno della pedofilia, né tantomeno la (presunta) omosessualità degli sacerdoti in questione.
Del resto, si sposano gli ayatollah, i rabbini, i pastori protestanti: perché i sacerdoti cattolici no ? Chi lo ha deciso, e in nome di chi, circa mille anni dopo la venuta di Gesù Cristo sulla terra?
E già che ci siamo, un altro paio di domande. Come mai i casi di pedofilia suscitano tanto scalpore all’estero e così poco in Italia ? Come mai sono oltre 10.000 in America e meno di 20 in Italia ? Risposta facile: perché in Italia la Chiesa cattolica gode di protezioni e complicità che altrove le mancano. I giornali relegano le notizie nella cronaca di provincia, la magistratura non compie quelle indagini sistematiche che sono state invece dedicate al mondo della politica, della finanza, persino dello sport. Di questa omertà ha beneficiato a piene mani la Chiesa cattolica italiana, per secoli e tuttora. I preti pedofili devono essere processati, dice il Papa. Una tale ovvietà, reclamata a gran voce, finisce con il divenire sospetta. Chi ha sin qui operato affinché avvenisse precisamente il contrario ? Gallina che canta ha fatto l’uovo, dice un vecchio proverbio popolare.
Joseph Ratzinger aveva già affrontato la questione durante il viaggio in Usa, nell’aprile scorso. Prima di lui lo aveva fatto Giovanni Paolo II. Negli Usa, come in Australia, lo scandalo dei preti pedofili ha scosso nel profondo l’opinione pubblica ed è stato al centro di forti polemiche, con manifestazioni di piazza, proteste e contestazioni. Solo negli Stati Uniti sono stati ben 10.665, un’enormità, i casi originati nell’ambito della Chiesa cattolica e accertati dalla magistratura. Nell’affrontare apertamente la scabrosa questione, Ratzinger dimostra intelligenza e realismo: capisce che in certe circostanze il basso profilo non paga e che la miglior difesa è l’attacco. Tuttavia il Papa non vede, o meglio finge di non vedere, il vero problema all’origine del triste fenomeno. La pedofilia, così diffusa fra i sacerdoti cattolici, altro non è che la manifestazione patologica più morbosa e perversa, conseguente alla repressione sessuale imposta dal celibato.
Chi deve rinunciare completamente alla sessualità, infligge una forzatura violenta e innaturale al proprio corpo e alla propria psiche, tale da generare scompensi mentali e sofferenze inaudite. Il fatto che questa scelta sia formalmente volontaria (o più propriamente auto-imposta) non cambia i termini sostanziali del problema. Il sacerdote che accetta il celibato soffre e lotta tutta la vita contro un impulso spontaneo e primario. Egli non può trovare consolazione e sfogo neppure nella masturbazione, perchè anche questa pratica è considerata peccaminosa e dunque è fonte di ulteriori sensi di colpa. Tanto è vero che coloro che rinunciano alla sessualità, sono spesso costretti a mortificare il proprio corpo con malsani e sottili strumenti di tortura.
Questo è il problema: la perversione provocata dal celibato, non l’epifenomeno della pedofilia, né tantomeno la (presunta) omosessualità degli sacerdoti in questione.
Del resto, si sposano gli ayatollah, i rabbini, i pastori protestanti: perché i sacerdoti cattolici no ? Chi lo ha deciso, e in nome di chi, circa mille anni dopo la venuta di Gesù Cristo sulla terra?
E già che ci siamo, un altro paio di domande. Come mai i casi di pedofilia suscitano tanto scalpore all’estero e così poco in Italia ? Come mai sono oltre 10.000 in America e meno di 20 in Italia ? Risposta facile: perché in Italia la Chiesa cattolica gode di protezioni e complicità che altrove le mancano. I giornali relegano le notizie nella cronaca di provincia, la magistratura non compie quelle indagini sistematiche che sono state invece dedicate al mondo della politica, della finanza, persino dello sport. Di questa omertà ha beneficiato a piene mani la Chiesa cattolica italiana, per secoli e tuttora. I preti pedofili devono essere processati, dice il Papa. Una tale ovvietà, reclamata a gran voce, finisce con il divenire sospetta. Chi ha sin qui operato affinché avvenisse precisamente il contrario ? Gallina che canta ha fatto l’uovo, dice un vecchio proverbio popolare.