Erano i giorni della frustrazione per la débàcle alle elezioni Regionali, il Consiglio dei ministri si era spento senza sorrisi e a fine riunione Silvio Berlusconi incrociò Carlo Giovanardi: «Hai visto la candidata della Cei nel Lazio? Ha preso poche preferenze e non è stata neppure eletta. Per la Chiesa noi ci siamo svenati, ma da quella parte non è arrivato un grande aiuto…». Qualche giorno più tardi il presidente del Consiglio incontrò Marco Pannella e gli confidò: «Marco sul peso della Chiesa avevi ragione tu… ». Sono trascorse quattro settimane da quelle chiacchierate informali, il governo è caduto e rinato ed è ancora presto per capire se la disillusione berlusconiana avrà qualche conseguenza sull’impegno della maggioranza nei referendum sulla procreazione.
Ma sull’altro fronte il maggior tempo a disposizione – sì voterà il 12 e 13 giugno – ha consentito di affinare via via il messaggio politico comunicativo: pur senza delibere formali, il Comitato per il Sì ha deciso di sfumare l’enfasi sulla fecondazione in quanto tale, puntando sui benefici della ricerca scientifica, sulle potenzialità terapeutiche delle cellule staminali, quelle che il premio Nobel Renato Dulbecco definisce «la strada per arrivare a battere il cancro, il Parkinson e l’Alzheimer». Un segnale lo ha dato il presidente dei Ds Massimo D’Alema, manifestando i suoi dubbi sulla fecondazione eterologa. Certo per partiti e movimenti del Fronte del Sì sarà impossibile glissare sulle tecniche riproduttive e dunque se sia più giusto congelare 2 o 3 embrioni, se sia etico utilizzare il seme di un altro «papà». Ma il tentativo sarà quello di provare a concentrare tutto il “fuoco