Nei prossimi anni torneranno a diffondersi vecchie patologie che si credevano debellate e aumenterà l’incidenza delle malattie infettive e di quelle tropicali, anche a causa dei flussi migratori. Permali come la tubercolosi le armi a disposizione della medicina risulteranno inefficienti e ci si troverà in carenza di nuovi antibiotici. In tutto questo l’Italia rimarrà uno dei paesi più conservatori al mondo sul fronte delle cellule staminali, accumulando consistenti ritardi nella cura di diabete, Parkinson, cancro, Huntington e Alzheimer.
Questi i punti dell’indagine «Il futuro della ricerca biomedica in Italia», realizzata su incarico di Siena Biotech e presentata nel capoluogo toscano durante l’inaugurazione del nuovo centro. La ricerca, condotta dalla S3.Studium sotto la direzione di Stefano Palumbo, ha utilizzato il metodo Delphi, un sistema di provata affidabilità per delineare scenari a medio termine, che si avvale di un qualificato panel di esperti in aree disciplinari e professionali molto differenziate. Altri aspetti rilevanti del lavoro sono di natura economica: nel periodo 2009-15 molte difficoltà nel settore verranno dalla difficile congiuntura internazionale e dalla scadenza dei brevetti, ma la ricerca biofarmaceutica sarà meno penalizzata rispetto ad altre aree scientifiche, pur dovendo dipendere in misura maggiore dai finanziamenti internazionali profit o non profit che siano. Ancora, secondo lo studio, la lotta delle aziende per preservare intatto il segreto industriale e la proprietà intellettuale si avvierà a diventare una causa persa e si utilizzeranno sempre meno animali in laboratorio grazie allo sviluppo della bioinformatica.
Infine si giungerà a un ulteriore perfezionamento delle terapie antiretrovirali per la lotta all’Hiv mentre farmaci biologici e vaccini saranno disponibili sul mercato non solo come prodotti inediti ma anche come combinazioni originali di vecchie molecole. Intanto le cellule staminali secondo il panel potranno attrarre considerevoli quote degli investimenti globali in ricerca, ancora di più non appena i biologici avranno esaurito il loro potenziale. Altre soluzioni di nuova generazione punteranno forte sulI’RNA interference, che lo studio paragona con efficacia a una serie di «proiettili magici in grado di silenziare un gene», o i jackal remover, che come il nome stesso suggerisce serviranno a rimuovere le scorie accumulate all’interno delle cellule, le quali rappresentano una delle principali cause di senescenza. Infine, in prospettiva, maggiore linfa troverà lo sviluppo di animali geneticamente modificati in grado di produrre molecole di interesse farmacologico.