Il chirurgo Marino: «Con i Ds ma per me l’embrione è vita»

di Alessandro Trocino

Dopo le dichiarazioni che seguono rilasciate da Ignazio Marino al Corsera, è seguita, sempre sulle colonne del giornale di Via Solferino, l’intervista a Maria Antonietta Coscioni; Carlo Flamigni, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e consigliere generale dell’Associazione Luca Coscioni, invece, è intervienuto su questo con un articolo su L’Unità Il chirurgo Marino: su certi temi Chiesa più avanti delle leggi

MILANO – È amico di Rosy Bindi e di Massimo D’Alema, cita spesso le encicliche, considera la vita «sacra» e ritiene che «la Chiesa spesso sia più avanzata delle leggi». Ignazio Marino, tornato dopo vent’anni di esilio negli Stati Uniti (era uno dei «cervelli in fuga»), si presenta nelle liste dei Ds. Direttore del centro trapianti dell’università di Philadelphia, Marino viene presentato da Fassino e D’Alema come un «cattolico non integralista». Ma il «Secolo d’Italia» lo definisce «un’altra contraddizione nell’Ulivo». «Ma no, che contraddizione, credo invece che sia possibile trovare un terreno condiviso. Io non pretendo di conoscere la strada e nessuno si deve dichiarare depositario della verità o alzare le barricate». Trovare un accordo non è impossibile, dice: «Nel ’68, ad Harvard, per definire il concetto di morte cerebrale, un gruppo di teologi, filosofi e scienziati si mise attorno a un tavolo e trovò una soluzione. Fino ad allora non si poteva prelevare un organo da un donatore a cuore battente». Ma sui temi etici il Paese è spaccato, come si è visto anche per il referendum sulla fecondazione. «Lì c’è stata una banalizzazione. Non si può dire staminali sì, staminali no. Di staminali ne esistono di diversi tipi». Per la Chiesa l’embrione è sacro e intoccabile. «Certo, è una vita. Ma credo che questo sia anche un patrimonio dei laici. Si può discutere invece se si tratti solo di vita o anche di persona. Io, come credente, penso che l’embrione sia una vita e sia l’inizio di un processo che porta ad avere una persona». Il che porta dritti a negare la legittimità dell’uso delle staminali embrionali per la ricerca scientifica. «Sono contrario a creare embrioni a questo scopo, come credo la maggior parte dei ricercatori. Forse possono essere una risorsa, ma non si può passare sulla coscienza di tutti. Però ne abbiamo creato un numero enorme di congelati: forse è possibile individuare un momento, dal punto di vista scientifico, in cui questi embrioni hanno esaurito le capacità vitali e riproduttive». I radicali contestano l’arretratezza e l’ingerenza vaticana. «Invece la Chiesa, su certi temi, è più avanti dello Stato. Non lo dico io, ma il catechismo. Prendiamo il caso di un paziente terminale, che ha un tumore inoperabile, è nutrito artificialmente e non vuole affrontare cure inutili, onerose o impegnative: per la legge non si può staccare la spina, è omicidio. La Chiesa invece dice no all’accanimento terapeutico. Il che non vuol dire giustificare l’eutanasia». Marino non crede che i Ds e l’Unione siano così distanti dal Vaticano su questi temi: «Sul Corriere ho letto le interviste di Tonini e di Veronesi sul testamento biologico: le posizioni erano identiche». Ma bisognerebbe parlare anche d’altro, spiega. Degli Stati Uniti, per esempio, dove ha lavorato per venti anni. «Sul piano dei principi non abbiamo nulla da imparare: 46 milioni di americani su 250 non ha assistenza e il diritto alla salute non è neanche previsto nella loro Costituzione. Però noi investiamo 500 mila euro all’anno per far studiare le persone, poi ne facciamo un bel pacco regalo e li mandiamo negli Usa». Bisognerebbe fare qualcosa: «Investire nella ricerca, per esempio. E poi quando si legge che un milione di persone nel 2005 si sono spostate dal Sud al Nord alla ricerca di terapie, con un costo di 900 milioni di euro, qualcosa si dovrà pur fare. Un altro esempio: per il tumore della mammella, in Liguria l’80 per cento delle donne tra i 45 e i 69 anni fa la mammografia. In Sicilia sa quante? Il 2 per cento».