I valori non negoziabili, la linea gotica di papa Ratzinger

 Fin dal titolo del suo nuovo libro (“Joseph Ratzinger – Crisi di un papato”), Marco Politi ci dice che Benedetto XVI è un Papa che sta aggravando la crisi della Chiesa Cattolica, già iniziata da tempo con la secolarizzazione delle società occidentali.
Il libro è talmente denso di riflessioni e di notizie che riassumerlo in poco spazio è assai difficile. Partendo dalle manovre del suo predecessore (e grande elettore) Wojtyla e da un racconto dettagliato delle dinamiche del Conclave che hanno portato alla sua imprevista elezione (“Ratzinger – scrive Politi nell’incipit del libro – non doveva diventare papa. Non poteva”), Politi ricorda i successi del primo anno di regno per poi passare ad una analisi spietata degli errori del nuovo Papa, in particolare nei confronti degli islamici e degli ebrei, ed alle sue battaglie contro ogni accenno di modernizzazione della Chiesa (terribile il racconto del modo in cui Ratzinger, continuando la dura opera di Wojtyla, contrasta ed abbatte la “teologia della liberazione” della Chiesa sudamericana, lasciata sola contro le dittature).
Particolarmente interessanti sono i capitoli sui temi che i cattolici amano definire “eticamente sensibili”. Due di essi sono dedicati rispettivamente al viaggio in Africa ed alle clamorose dichiarazioni contro i contraccettivi (“La maledizione del preservativo”) ed allo scandalo dei preti pedofili (“Le grida degli innocenti”): due vicende che segnano il crescente distacco del Papa dal mondo moderno ed il suo isolamento.
Politi cita poi una lunga serie di sondaggi di opinione, condotti in Italia ed in altri paesi europei, che dimostrano come la Chiesa abbia perso drammaticamente di consenso. I credenti praticanti e osservanti sono una minoranza, in alcuni casi quasi insignificante. Ma soprattutto – a voler vedere le cose in prospettiva – le polemiche del Papa tedesco sulla modernità ed il nichilismo – che Ratzinger non esita a paragonare al nazismo – appaiono al mondo giovanile “astratte e lontane”. Così che un sondaggio Eurostat rivela che mentre il 52% dei cittadini europei dichiara di credere in Dio, questa fede tra i giovani è ormai largamente minoritaria. E sono dati riferiti al 2005, anno della ascesa di Ratzinger al soglio pontificio, mentre in tempi recenti altre indagini demoscopiche ci dicono ad esenpio che nel nord Italia i giovani che si dichiarano credenti oscillano tra il 25 e il 40 percento.
Ratzinger non sa come arginare questo declino, cui anzi concorre con i suoi comportamenti ed anche con la scelta dei suoi collaboratori. Ma egli, oltre che un grande teologo, è un combattente. La sua teoria è che la Chiesa, di fronte a questa realtà, deve agire “da minoranza attiva”, “deve essere presente nel dibattito pubblico”, perché “sono le minoranze attive che determinano il futuro”. Per lui l’ultima frontiera è quella dei “valori non negoziabili”. La Chiesa – afferma Ratzinger – non è un soggetto politico, ma su questi valori rivendica il diritto di intevenire. E li elenca puntigliosamente davanti al Parlamento Europeo: “Protezione della vita in tutte le sue fasi, dal primo momento del concepimento fino alla morte naturale; riconoscimento e protezione della struttura naturale della famiglia, come unione tra un uomo e una donna fondata sul matrimonio; protezione del diritto dei genitori a educare i loro figli”.
L’Italia è per lui l’ultima frontiera. Potremmo dire – pensando alla nostra storia recente – che è la linea gotica su cui asserragliarsi per una estrema resistenza. Per quanti vorrebbero vedere l’Italia uscire, nel campo della laicità dello Stato e dei diritti civili, dalla sua vergognosa condizione di arretratezza rispetto ai paesi europei si tratta di una minaccia inquietante, di una sfida aperta che bisognerà raccogliere.